Centinaia di attivisti arrestati in tutta la Cina per impedire il ricordo di Tiananmen

Pechino arresta centinaia di attivisti e aumenta la sorveglianza in tutto il Paese, per impedire di celebrare  il massacro di piazza Tiananmen, di cui oggi cade il 23mo anniversario. Notizie di arresti e fermi giungono da tutte le principali città del Paese, dalla capitale a Shangai (Cina meridonale), da Fouzhou (costa orientale) a Guiyang  (sud est della Cina). A Pechino a oltre 100 attivisti è stato impedito di uscire di casa. A Guizhou, la polizia ha circondato e trascinato in prigione un piccolo gruppo di anziani che avevano organizzato un sit-in in ricordo delle vittime del massacro.  Da diversi giorni la navigazione su internet è limitata. Migliaia di siti giudicati pericolosi sono stati bloccati o chiusi. Oggi,  il ministero degli Esteri cinese ha espresso con un comunicato stampa la sua “profonda insoddisfazione” per le dichiarazioni di Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, che ieri ha invitato il governo cinese a “liberare  chi è ancora imprigionato per aver partecipato al movimento di piazza Tienanmen”. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, l’esercito comunista intervenne per porre fine alla protesta degli studenti e uccise migliaia di attivisti e semplici cittadini. Le stime del massacro oscillano a seconda delle fonti. Il governo cinese non ha mai rivelato in modo completo cosa sia avvenuto quando l’esercito intervenne. Pechino, inoltre, non ha mai fornito un resoconto credibile, né ha mai autorizzato un’inchiesta indipendente sugli eventi. In Cina non è permesso ricordare il massacro o parlarne, ma in questi giorni molti cinesi hanno raggiunto di nascosto Hong Kong, per partecipare alla marcia annuale organizzata nell’ex colonia britannica dalla Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements in China a sostegno dei movimenti patriottici e democratici in Cina. Secondo Lee Cheuk-yan, presidente dell’organizzazione, più di 150mila persone vi hanno partecipato. Da ieri, centinaia di persone, soprattutto turisti, visitano il museo che racconta la nascita e la successiva repressione del movimento di Tiananmen. Inaugurato in aprile dall’Alliance, il museo è l’unica istituzione sul territorio cinese che ricorda in questi giorni i moti del 4 giugno. Secondo Lee Cheuk-yan, presidente dell’Alliance, esso sta dando la possibilità a molti giovani cinesi in visita ad Hong Kong di conoscere la verità sul massacro, rimasto indelebile nella memoria degli adulti, ma di fatto sconosciuto alle nuove generazioni. Dalla sua apertura oltre 7mila persone hanno visitato il museo, di queste circa 1400 provenienti dalla Cina continentale. Intervistata dal South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, Selina giovane studentessa di Pechino nata nel 1989, racconta che i giovani cinesi non sanno nulla di quanto accaduto a Tiananmen il 3 e il 4 giugno di quell’anno. “Quando ero bambina – afferma – mia madre raccontava che in quei giorni non era riuscita trovare il latte in polvere perché la città era bloccata dalle proteste. A tutt’oggi questa era l’unica cosa che sapevo su Tiananmen”. La ragazza dice che la visita al museo l’ha cambiata. “Ora – dice – ho capito perché i giovani protestavano e come i funzionari del partito gli hanno massacrati”.  Un altro giovane, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, è venuto a conoscenza del Museo attraverso internet. ”Ho sempre pensato – racconta – che il 4 giugno fosse solo una rivoluzione per chiedere il benessere sociale in Cina. Ora ho mi rendo conto che è stato un brutale massacro compiuto dal governo che deve essere raccontato e denunciato”.

Fonte: Asia News, 4 giugno 2012

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