Censura internet: Cina in rivolta

“Avvocati e utenti Internet cinesi contro Green Dam, il software che blocca la navigazioni su siti decisi dal Governo e ritenuti pericolosi.”
Un avvocato cinese ha chiesto un’audizione pubblica per riconsiderare l’intenzione governativa di dotare i computer in vendita di un filtro per bloccare i siti web ritenuti pericolosi.

Li Fangping, avvocato specializzato in diritti umani, ha chiesto al Ministro dell’Industria e dell’Informazione Tecnologica di permettere udienze sulla ragionevolezza e legittimità della richiesta, che avrà effetto dal primo luglio.

“Questa azione amministrativa manca di basi legali. Indicare che lo stesso software debba essere installato in tutti i computer reprime il diritto di scelta dei cittadini”.

Sebbene Pechino abbia dichiarato che “l’obiettivo primario è proteggere i minori dai contenuti pericolosi, come ad esempio la pornografia”, sia nel resto del Mondo che nella stessa Cina in tanti sono rimasti perplessi, pensando a un nuovo strumento per reprimere la libertà d’informazione di parola. La TV di Stato, inoltre, ha affermato che il software potrà essere disattivato o cancellato a piacimento dell’utente, senza collezionare informazioni personali. In tanti, però, sembrano non credere troppo a questa versione.

“Siamo preoccupati per la libertà di parola e sul diritto di sapere. Sappiamo di cittadini perseguiti per uno scambio di email private e pensiamo possano aumentare questo tipo di casi”.

Li Fangping e altre associazioni sui diritti umani hanno chiesto al governo di cancellare i suoi piani di installazione del software.

fonte: ICT Business, 11 giugno 2009

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