Carceri cinesi per chi protesta contro le sentenze ingiuste

Condannati ad anni di carcere 10 attivisti che il 23 febbraio 2009 avevano protestato insieme contro sentenze ingiuste del tribunale. Nella Cina comunista i giudici, sottoposti alla gerarchia del partito, non accettano alcuna critica per i loro verdetti. La Corte Intermedia del Popolo di Leshan (Sichuan) ha condannato ieri per “riunione in pubblico per disturbare l’ordine pubblico” Bao Junsheng a 3 anni di carcere, Huang Xiaomin (nella foto) e Zeng Li a 2 anni e mezzo, Xing Qingxian, Lu Dachun, Yan Wenhan, Zeng Rongkang, Liu Jiwei (secondo altre fonti Liu è stato assolto) e Yang Jiurong a 2 anni, mentre Xu Chongli, unica donna accusata, ha avuto solo un anno di “sorveglianza”. China Human Rights Defenders e Radio Free Asia denunciano che i 10 attivisti hanno soltanto fatto un pacifico sit-in di protesta per denunciare l’ingiustizia di precedenti sentenze dello stesso tribunale. Intanto hanno tutti già trascorso 18 mesi di carcerazione preventiva. Gli imputati erano stati citati a giudizio il 7 aprile, ma il tribunale aveva rinviato il processo al Procuratore del popolo per acquisire maggiori prove. L’attivista Chen Yunfei, venuto ad assistere al processo per solidarietà, ha trovato “misure di massima sicurezza”, con 17-18 poliziotti che presidiavano il tribunale, forse per impedire qualsiasi protesta. La polizia non ha fatto entrare amici e soltanto 3 parenti. Alcuni avvocati dei condannati preannunciano appello, osservando che costoro non hanno compiuto alcuna azione pubblica idonea a disturbare l’ordine sociale. Il sistema giudiziario cinese è sempre più sotto accusa, causa forti tensioni sociali e sono continue le richieste di una riforma. Lo scorso giugno l’uccisione di 3 giudici di una corte dell’Hunan, da parte di un uomo esasperato perché non riusciva a ottenere giustizia, ha scatenato il plauso popolare, ampi commenti favorevoli su internet e manifestazione di solidarietà che la polizia ha dovuto reprimere. Secondo esperti i giudici, sottomessi alla gerarchia del Partito, non emettono praticamente mai sentenze favorevoli a chi cerca giustizia. Decine di migliaia di procedimenti aperti da cittadini contro i quadri locali del governo o le aziende, pure protette dalle autorità – che rubano la terra,  inquinano, cacciano le persone da casa con la forza – si concludono sempre con sentenze di innocenza. Peraltro scoppiano continui casi di corruzione di giudici, anche ai massimi livelli. A giugno l’ex presidente dell’Ufficio esecutivo del tribunale del Guangdong Yang Xiancai è stato condannato all’ergastolo per tangenti.

Fonte: Asia News, 29 settembre 2010

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