Cambiamento nelle politiche alimentari cinesi condiziona l’economia americana

Joshua Philipp,Epoch Times,30.05.2014

Per cambiamento di politica in Cina si intende che ora il Paese importa più grano di quanto ne riesca a produrre. Questa è una cattiva notizia, non solo per la sicurezza alimentare di 1,3 miliardi di cinesi, ma anche per le risorse naturali in tutto il mondo.
Nel 2013 la Cina ha importato più di 63 milioni di tonnellate di soia, ovvero una quantità sei volte maggiore rispetto a 13 anni fa, secondo quanto affermano le statistiche del regime cinese. Le importazioni di soia della Cina superano la produzione nazionale dell’ottanta per cento. Il cambiamento non è limitato solo alla soia. La dipendenza della Cina da grano, riso e mais sta crescendo in modo simile.

La dipendenza della Cina dalle importazioni di grano potrà solo che crescere. Nel mese di febbraio, il regime cinese ha abbandonato la sua politica di autosufficienza nella produzione di grano. Questo fa sì che la produzione di grano del Paese sia ben al di sotto del suo consumo.

«Un piccolo aumento della domanda in Cina significa enormi esportazioni per un altro Paese», ha detto Shefali Sharma, direttrice dei prodotti agricoli e della globalizzazione presso l’Istituto per l’Agricoltura e Politica commerciale.

«Ciò si riflette sull’utilizzo del suolo e dell’acqua», ha continuato la Sharma, facendo notare che il mondo dovrebbe considerare le implicazioni del soddisfare la domanda cinese di grano.

Il fabbisogno di acqua di cinquantamila famiglie in California potrebbe essere coperto bloccando l’attuale esportazione dagli Stati Uniti di erba medica per la Cina, risparmiando così l’acqua per farla crescere, in base a quanto ha riferito. Intanto, in Brasile il mercato della soia per la Cina ha causato una massiccia deforestazione.

«Stiamo assistendo a questo impatto proprio ora ‒ ha detto ‒ Quindi, se lo stiamo vedendo adesso, quali saranno gli effetti di queste crescenti esportazioni?»

DIPENDENZA IN AUMENTO

La Cina è il più grande importatore di prodotti alimentari e agricoli degli Stati Uniti e rappresenta quasi il venti per cento delle loro esportazioni, secondo quanto afferma un recente resoconto del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.
Nel 2013, le importazioni della Cina dei prodotti alimentari avevano già raggiunto un record nell’arco di sei anni, pari a 19,6 miliardi di euro in prodotti come soia, grano, mais e prodotti della silvicoltura. Il resoconto mostra che dal 2008, la Cina si è trasformata da uno dei principali esportatori di cibo a un grande importatore di questi prodotti alimentari.

I recenti cambiamenti di politica in Cina sono legati all’industria della carne. La domanda di carne in Cina richiede più risorse di quante il Paese ne possa sostenere. La Sharma ha detto: «Si sono resi conto che non hanno abbastanza terra coltivabile, che non hanno abbastanza acqua».

La Sharma ha detto che il Consiglio del Grano degli Stati Uniti stima che la Cina avrà bisogno di importare da qualsiasi luogo dalle 19 alle 20 milioni di tonnellate di mais entro il 2022. Ha sottolineato: «Oggi questo è circa un terzo del mais scambiato sul mercato mondiale».
«Il mercato mondiale dei cereali è molto instabile», ha detto, notando che solo il 12 per cento circa dei cereali coltivati nel mondo vengono utilizzati come merce di scambio. «La Cina esemplifica davvero questo problema perché ne consuma davvero tanti».

CRISI ALIMENTARE CINESE

La Cina soffre di un importante deficit di grano e questo è causato da diversi fattori.
I media cinesi hanno riferito che la carenza di grano è causata dal grave inquinamento di metalli pesanti. Anche i problemi legati al meteo estremo e alla desertificazione stanno riducendo le terre cinesi coltivabili.

Di fronte ai sempre più scarsi raccolti di cereali, i cinesi si stanno rendendo conto che il Paese si trova a dover affrontare un problema della carenza di cibo sul lungo periodo.

Lo spostamento dell’attenzione dal grano alla carne è una soluzione artificiale, poiché è meno influenzata dall’inquinamento ambientale. Gli agricoltori possono semplicemente nutrire gli animali con grano importato, continuando a produrre cibo a livello locale.
La nuova attenzione all’importazione di grano significa che, se le importazioni si fermassero, la Cina perderebbe il nutrimento per l’industria della carne ed i cinesi verrebbero lasciati senza carne e senza grano.

L’integrità diventa quindi la chiave per mantenere le imprese e mantenere il flusso di importazioni, ma i problemi sono già in arrivo.
Alcuni funzionari del Partito Comunista Cinese si sono appropriati forzatamente dei terreni agricoli, sostenendo che erano terre abbandonate.
Ci sono già segnalazioni di inadempienze da parte degli importatori di soia cinesi che non erano in grado di ottenere lettere di credito da parte delle banche cinesi.

Non è inoltre cosa rara che i compratori cinesi truffino il sistema. Ci sono diversi casi di persone che importano grandi quantità di cibo, usando la ricevuta di magazzino come garanzia per ottenere denaro dalle banche, per poi nasconderlo in altri settori. Questo ha fatto salire le cifre del possesso pro capite di grano in Cina, superando di molto la media mondiale.

Nel 2012, l’indice di possesso pro capite del grano mondiale era di 321,7 chilogrammi, ma secondo le statistiche del Partito Comunista Cinese, il possesso medio di grano pro capite della Cina continentale è di 463 chilogrammi, ovvero 1,43 volte superiore alla media mondiale.

Fonte,Epoch Times-http://www.epochtimes.it/news/cambiamento-nelle-politiche-alimentari-cinesi-condiziona-l-economia-americana—126370

English version:
Shift in China’s Food Policy Spells Trouble for US

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