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Cacciati migliaia di tibetani per la diga di Lhundrub

Oltre 4mila residenti a Phodo, contea di Lhundrub poco sopra Lhasa, saranno cacciati da casa per realizzare un progetto idroelettrico nella zona. Lo sviluppo economico del Tibet continua ad avvenire a danno dei tibetani, che godono in minima parte dei vantaggi che vanno al resto della Cina. Fonti locali hanno spiegato all’agenzia Radio Free Asia che “i cinesi stanno costruendo ponti e bloccando il corso del fiume”. “I cinesi hanno già costruito le case per i soldati cinesi che sono arrivati per costruire una diga”. Vicino a Phodo scorrono i fiumi Radreng, Lhaching e Pachoe, si ritiene che la diga li riguarderà tutti. Il progetto riguarda almeno 6 villaggi, tra cui Phodo. Alcune famiglie sono già state allontanate ed entro settembre 2011 saranno tutti trasferiti. Intanto, per meglio convincerli ad andare via, le autorità hanno avvertito i residenti “che non possono irrigare o coltivare le loro terre, né fare i raccolti”. Le oltre 500 famiglie di Phodo non vogliono andarsene, perché oltre alla casa perderebbero le coltivazioni, unico mezzo di sostentamento, hanno paura di ricevere alloggi inadeguati e di restare senza lavoro. Per questo hanno chiesto di restare nella zona, ma hanno ricevuto un diniego e sono stati alloggiati in vari centri. Alcune famiglie sono state mandate nella capitale Lhasa, dove non c’è terra coltivabile: i contadini hanno dovuto vendere il bestiame. “Ogni famiglia – aggiunge la fonte – dovrebbe ricevere 10mila yuan in compensazione, ma è stato loro ordinato di spenderli per costruire la nuova casa”. La Cina dice che in Tibet combatte soltanto le forze scissioniste e ha portato sviluppo economico e ricchezza. Ma i tibetani rispondono che sono privati di diritti elementari, come la libertà di parola, ed è in atto un genocidio culturale che colpisce monaci, intellettuali, chiunque si riferisce al Dalai Lama, leader religioso e premio Nobel per la pace costretto all’esilio. Lo sviluppo economico è in mano a etnici han e favorisce soprattutto i cinesi emigrati nella zona, che hanno posizioni di comando. Tra l’altro, questo sviluppo avviene senza rispetto per il fragile ecosistema del Tibet, con la realizzazione di dighe e altri grandi opere senza alcun precedente studio circa l’impatto ambientale.

Fonte: Asia News, 12 dicembre 2010