Burocrati sull’orlo di una crisi di nervi

Oggi a Washington DC si è verificato l’ennesimo episodio di intolleranza e prevaricazione nei confronti di esponenti del Tibetan Youth Congress. Sull’orlo di una evidente crisi di nervi il signor Kalden Lodoe, dirigente del comitato organizzatore del “Kalachakra 2011”, giudicando “troppo politici” i materiali diffusi dal TYC ha chiesto ai giovani militanti di ritirare il merchandise esposto al pubblico. Il Presidente Tsewang Rigzin, subito intervenuto per opporsi ad un vero e proprio sopruso, è stato prima insultato e poi costretto ad abbandonare l’area sotto la minaccia di far intervenire i servizi di sicurezza. Ma già nel pomeriggio i dirigenti del TYC hanno convocato una conferenza stampa per denunciare il grave episodio e chiedere al Signor Kalden Lodoe di porgere scuse formali alla ONG tibetana , umiliata dal comportamento inqualificabile di questo burocrate. L’accaduto non ci sorprende in quanto da tempo alcuni settori della Central Tibetan Administration, culturalmente e politicamente subalterni al Partito Comunista Cinese, provano un crescente fastidio per la crescita organizzativa e politica del TYC. Mal sopportano la coerenza ed il coraggio delle migliaia di militanti del TYC che con le loro iniziative impediscono la resa senza condizioni agli occupanti. Per quanto ci riguarda abbiamo sino ad oggi taciuto su molti episodi  per non danneggiare in alcun modo l’immagine della comunità degli esuli ma oggi crediamo si sia passato davvero il segno. L’arroganza di questi burocrati sempre forti con i deboli e deboli con i forti, il loro disprezzo per il confronto democratico, la loro conclamata servilità verso la “gente di potere”non è più tollerabile. Preoccupati soltanto di rastrellare donazioni ed accreditarsi nei “salotti buoni”, non paghi di aver abbandonato i tibetani al loro destino adesso si arrogano anche il diritto di parlare a loro nome decidendo cosa sia “politicamente corretto “. Da oggi quindi denunceremo sistematicamente ogni episodio di intolleranza, ogni complicità con l’occupante, ogni tradimento della causa del popolo tibetano. Ce lo impone il quotidiano sacrificio delle donne e degli uomini del Tibet che, nonostante una repressione feroce, continuano a manifestare per l’indipendenza del loro paese e a battersi contro il totalitarismo comunista.

Claudio Tecchio, Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano

Pasquale Totaro, Comitato Storico-Umanitario “Un Giardino per tutti i Martiri e i Giusti a…”

Bruno Portigliatti, Centro di Informazione Buddhista

Vincenzo Rizzo, Associazione Incontri Italiani

Marina Mattedi, Il Sentiero del Tibet

Riccardo Zerbetto, World Action Tibet

Piero Verni, www.freetibet.eu

Claudio Cardelli, Associazione Italia Tibet

Toni Brandi, Laogai Research Foundation Italia www.laogai.it

14 luglio 2011

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