Brescia, 10 dicembre: lo sviluppo sostenibile e gli aborti forzati

Brescia, 10 dicembre. Presso la Libreria dell’Università Cattolica di Brescia si è svolto un convegno sulla sostenibilità e la politica del figlio unico in Cina, su iniziativa di Paola Paganuzzi del CCDC e di Elena Scotti, direttrice della libreria.Paola Paganuzzi, che ha già ospitato a Brescia Harry Wu all’inizio dell’anno ha introdotto il convegno raccontando la storia di Harry Wu e dei sui 19 anni trascorsi nei Laogai, i campi di lavoro forzato dove soffrono milioni e milioni di donne, uomini e bambini a vantaggio economico del regime comunista cinese e di  numerose imprese, cinesi ed internazionali, che producono nel paese asiatico. Toni Brandi ha spiegato, in dettaglio la struttura dei laogai, il cui numero è considerato “segreto di stato in Cina”, e le altre violazioni dei diritti umani, come le esecuzioni capitali e la vendita degli organi dei condannati a morte. Il sito della Laogai Research Foundation Italia, www.laogai.it, pubblica, fra le molte notizie aggiornate quotidianamente, il catalogo 2008 dei laogai conosciuti al momento (almeno 1422…).  Successivamente Brandi ha documentato mediante alcune foto l’applicazione della politica del figlio unico in Cina. Infatti, anche oggi, nel 2009, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. A parte alcune eccezioni, la regola è che ogni coppia deve procreare un solo bambino.  Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Secondo una denuncia del Parlamento Britannico, si stima che vengano praticati almeno 130.000 aborti forzati all’anno,  Secondo The Independent, il Governo Cinese si vanta infatti di aver “evitato”, dalla prima introduzione della politica del figlio unico del 1979, ben 400 milioni di nascite. Molti sanno che la Cina applica questa politica ma pochi sanno cosa la stessa comporti: decine di milioni di sterilizzazioni ed aborti forzati! Si pensa che in Cina sia necessario ridurre la popolazione, anche se in maniera crudele, perché  si vuol far credere che le risorse naturali del mondo siano limitate e che possa essere permesso solo uno sviluppo “sostenibile”. Tuttavia, mettendo da parte le considerazioni etiche, l’idea della sostenibilità risulta sbagliata anche dal punto di vista economico. La storia mostra come le risorse siano aumentate più dell’aumento della popolazione, perché la stragrande maggioranza delle fonti utili non consiste in un quantitativo prefissato erogato dalla natura, ma varia secondo la creatività e la capacità produttiva dell’uomo. La causa principale della caduta dell’Impero Romano fu la crisi demografica e lo sviluppo socio-economico intorno all’anno Mille si dovette anche alla crescita della popolazione. Il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione che sono nelle mani di un numero decrescente di persone. Per esempio lo strapotere delle compagnie come Cargill, Louis Dreyfus,  Archer Daniel Midland  e Monsanto  nell’agricoltura mondiale. Viviamo in un mondo dove lo spreco è enorme. Quello spreco alla cui origine stanno i bisogni non necessari, creati artificialmente dal consumismo. È logico che si sperperino o si distruggano milioni di tonnellate di derrate, mentre decine  di milioni di persone muoiono di fame ogni anno? Al contrario, spesso, si limita la produzione per aumentare i prezzi. Non vi è qualcosa di profondamente sbagliato in un’economia basata, allo stesso tempo, sulla scarsità e sullo spreco?  
La Laogai Research Foundation Italia ha pubbblicato due libri con la Casa Editrice Angelo Guerini: “Cina Traffici di morte, il commercio degli organi dei condannati a morte” e “Strage di Innocenti. La Politica del Figlio Unico in Cina”.

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