Braccio di ferro tra India e Cina per il gasdotto con l’Iran

Lo chiamano “Gasdotto della Pace“, ne parlano dal 1989, ma solo a giugno è stato firmato un primo accordo tra Iran e Pakistan per la costruzione di un collegamento di 2.100 chilometri. Tanti analisti erano certi che il compromesso di giugno rappresentasse la prima fase dell’ambizioso progetto di Teheran di trasportare gas naturale da Asaluyeh, nella provincia iraniana di Bushehr a New Delhi, passando per Bandar ‘Abbas, Khuzdar e Multan, e con una diramazione a Karachi.

Il gasdotto della pace è sempre stato considerato un progetto molto ambizioso proprio per il suo tentativo di far collaborare l’Iran con i nemici storici dell’Asia del Sud: India e Pakistan. Tuttavia, negli ultimi giorni corre voce che New Delhi rischi di essere rimpiazziata da un nuovo partner tradizionalmente più filo-pakistano e, almeno sulla carta, decisamente più attivo dal punto di vista degli investimenti e delle importazioni: Pechino.

Cosa sta succedendo in Asia, e perché Teheran vuole abbandonare New Delhi per Pechino?
Anzitutto va detto che non è la prima volta che l’Iran esprime un vistoso interesse nei confronti del coinvolgimento della Cina. Già nel 2008, quando l’India iniziò a mostrarsi infastidita da quello che venne giudicato un eccessivo affiatamento tra Teheran e Islamabad, l’Iran pensò alla Cina e al suo passato di amicizia con il Pakistan come a un partner più affidabile per portare avanti l’ambizioso progetto. Contemporaneamente, il progressivo riavvicinamento tra New Delhi e Washington ha messo ancora più in cattiva luce l’ipotesi di collaborazione con Teheran.

Pakistan, India e Cina hanno un fortissimo bisogno di gas ed elettricità. Ma mentre New Delhi afferma di non essere ancora pronta a collaborare attivamente con Iran e Pakistan, Pechino tenta di soffiarle il posto nell’allenaza proponendo un accordo conveniente per tutti: le ingenti importazioni di gas cinesi assicurerebbero al gas iraniano un florido mercato, e ospitando l’eventuale nuovo gasdotto il Pakistan guadagnerebbe centinaia di milioni di dollari solo con i diritti di transito. Pechino, a sua volta, limiterebbe i carichi di gas naturale che attualmente transitano dall’instabile Stretto di Malacca. E New Delhi? Ci perderebbe sia sul piano strategico che su quello dell’approvvigionament delle risorse.

Solo il tempo potra dire quale gasdotto verrà effettivamente costruito. Ma quel che è certo è che se il nuovo collegamento passerà dall’Iran alla Cina attraverso il Pakistan sarebbe fuori luogo continuarlo a chiamare “Gasdotto della Pace”.

Fonte: Panorama.it, 24 febbraio 2010

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