- Laogai Research Foundation Italia ONLUS - https://www.laogai.it -

Il ‘boom’ dell’esportazione di armi cinesi

Joshua Philipp, Epoch Times | 25/03/2016
Il regime cinese ha recentemente dato un’accelerazione alla produzione industriale militare. Una pessima notizia per la democrazia e i diritti umani, considerato che la Cina è il terzo esportatore mondiale d’armi dopo Usa e Russia. Il problema, infatti, è che i venditori d’armi cinesi hanno dovuto trovare una nicchia di mercato, per cui hanno spesso per clienti Paesi in cattivi rapporti con l’Occidente.

Nel corso degli anni, l’industria militare cinese è stata infatti accusata più volte di aver violato l’embargo delle Nazioni Unite e di vendere armi in Stati come Corea del Nord, Iran e Libia (ai tempi di Gheddafi). Inoltre ad agosto 2014, Human Rights Watch ha invitato la Cina a interrompere la sua fornitura di armi (missili, lanciagranate e mitragliatrici) al Sudan del Sud: l’associazione per i diritti umani sottolineava che, sebbene la Cina fosse stata chiamata a intervenire nei colloqui di pace, si era assistito a «straordinari atti di crudeltà contro i civili, reati di guerra e probabilmente crimini contro l’umanità».

L’obiettivo del mercato delle armi cinesi è stato chiarito da un articolo apparso il 23 febbraio sulla versione online del Quotidiano del Popolo: nel pezzo si sostiene «i Paesi in via di sviluppo che non hanno stretti legami militari con i Paesi occidentali saranno i potenziali acquirenti» del nuovo arereo da caccia cinese FC-20, e che la Cina sta puntando gli occhi su diversi Stati ‘in target’ (quali, non è specificato) di Asia, Africa, Medio Oriente e Sudamerica.
Sebbene l’articolo abbia fatto notare che gli Stati Uniti – dal canto loro – vendono armi sulla base di «importanti indicatori diplomatici che identificano amici e nemici», ha tuttavia dichiarato che «l’esportazione di armi della Cina non sarà per nulla ostacolata da giustificazioni politiche».

La Cina si è ritagliata la sua fetta nel mercato delle armi grazie a bassi costi di produzione e a presunte capacità di simile livello rispetto alla tecnologia occidentale. Ma entrambi questi fattori d’attrazione sono in realtà dovuti a una diffusa contraffazione. Lo scorso anno l’Istituto Navale americano ha infatti fornito una breve panoramica sulle armi clonate in Cina: per esempio il caccia Shenyang J-15 Flying Shark si basa sulla tecnologia del russo Sukhoi Su-33, mentre il jet J-31 deriva dall’americano F-35B. L’elenco potrebbe continuare per tanti veicoli, da quelli senza pilota ai carri armati, dall’artiglieria all’Humvee, dall’armamento di fanteria ad altri sistemi.

Ma il regime cinese non si accontenta di mantenere una posizione stabile nel mercato; proprio in questo mese ha infatti annunciato due importanti iniziative che probabilmente accelereranno il furto tecnologico d’armi straniere e che gli permetterà di ottenere armi più avanzate in Paesi che non sono in ottimi rapporti con gli Usa.
In primo luogo, il settore delle armi in Cina si sta ‘privatizzando’ (per quanto le industrie possano essere private, in una nazione in cui vigono strettissimi controlli sulla diffusione delle armi e ogni azienda oltre i 50 dipendenti è costretta a operare in ‘connessione’ col Partito Comunista.
In secondo luogo, stando alla rivista Popular Science, il gigante asiatico sta creando un’agenzia simile alla statunitense Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa, il reparto Ricerca e Sviluppo dell’esercito americano), anche se l’analogia non è del tutto precisa.

Quest’agenzia cinese sarà costituita da un comitato che sembra più preposto alla supervisione che al lavoro operativo; in sostanza gestirà la ricerca e lo sviluppo della difesa, promuoverà l’innovazione locale e coordinerà l’integrazione di nuove tecnologie nell’esercito cinese.
Come osserva Popular Science, «è difficile immaginare che il governo cinese autorizzi anche solo una parte» di quello che fa il Darpa: «Piuttosto, gli sforzi della ricerca avanzata della Cina potrebbero presentare una certa somiglianza a quelli di altri governi, considerato che ha già sottratto altri progetti avanzati di aerei da caccia, navi e laser».

È quindi probabile che i maggiori sviluppi tecnologici arriveranno dalle industrie di armi statali, e grazie al nuovo impulso che il regime cinese ha dato alle imprese private della difesa.

China Military online (il quotidiano statale sponsorizzato dal giornale dell’Esercito di Liberazione del Popolo), infatti, riportava il 15 marzo che «la Cina ha introdotto misure specifiche per accelerare l’apertura del settore militare, allo scopo di approfondire la strategia di sviluppo d’integrazione militare-civile». L’articolo poi aggiugeva che più di mille società private del settore difesa attualmente operano in Cina, con un incremento del 127 per cento dal 2010. Tutto questo è stato diffuso dall’Ente statale per la Scienza, la Tecnologia e l’Industria per la Difesa nazionale, che quest’anno a suo dire «accelererà» le operazioni, con l’obiettivo di migliorare lo sviluppo della produzione militare cinese e di favorire l’industria delle armi orientata all’esportazione.

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/cina-sempre-piu-orientata-al-furto-tecnologico-darmi-3454.html


Articolo in inglese:

Articoli correlati: