Birmania, Cina: similitudini e differenze – violazioni dei diritti umani.

di Gianni Taeshin Da Valle. LRF Italia, 04/Ottobre/2013

Pur avendo iniziato alcuni anni fa una serie di riforme democratiche, il regime della Birmania (anche conosciuta con il nome di Repubblica dell’Unione del Myanmar) continua ad effettuare violazioni dei diritti della popolazione e delle diverse etnie che compongono il variegato mosaico del Paese.

Dal golpe militare del 1962 fino al 2011 il volantinaggio contro il governo era un’attività giudicata sovversiva, e di conseguenza punibile con l’arresto. Persone di ogni età e sesso che organizzavano proteste contro il governo venivano condannate e messe in prigione.

Tra queste il leader degli studenti Min Ko Naing, il leader della “Saffron Revolution” U Gambira e il generale Hso Ten, presidente dello Shan State Peace Council, che fu condannato a 106 anni di detenzione per “alto tradimento” e fu liberato nel 2011. Nel 2007 il governo ha represso brutalmente manifestazioni pacifiche di circa 100mila monaci.

In questi ultimi anni molte cose stanno cambiando. A novembre del 2011 cinque monaci hanno organizzato una protesta per la libertà a Mandalay; sono stati messi agli arresti domiciliari per sei mesi, ma non sono stati condannati alla prigione. Dopo questo periodo hanno concesso loro di svolgere attività sociale liberamente.

La libertà di stampa è migliorata notevolmente negli ultimi anni, ma non è totale. Aug San Suu Kyi parla e viaggia liberamente, ma la TV di stato mostra poco della sua lotta per la tutela dei diritti umani. I partiti politici democratici sono stati ammessi, hanno già una rappresentanza nel parlamento e si aspetta una grande vittoria della coalizione democratica nelle elezioni del 2015.

Comunque molte riforme sono state attuate soprattutto nelle zone centrali del paese, invece nelle regioni del confine la situazione non è molto cambiata: continuano i conflitti tra l’esercito birmano e le guerriglie dei kachin e shan. Nonostante gli sforzi dei movimenti democratici, secondo Amnesty International, il regime birmano continua a non rispettare i diritti umani. L’esercito è accusato di oppressioni, stupri, torture ecc nelle zone di guerriglie.

Secondo un rapporto del “U.S Departement of State: Human Rights Report del 2010” erano rinchiusi nelle 43 prigioni e nei cento campi di lavoro forzato in Birmania circa 63.000 prigionieri e 8.900 prigioniere, per un totale di 71.900 detenuti. Tra loro c’erano circa 2100 prigionieri politici, in genere tenuti separati dai criminali comuni. Testimonianze di ex prigionieri riportano che le loro celle erano molte vecchie e fatiscenti infestate da roditori, batteri e muffe. Le condizioni di vita in questi penitenziari sono disumane. Sovraffollamento e scarsità di medicinali vanno ad aggiungersi gli abusi fisici e verbali.

Fino a qualche anno fa gran parte dei prigionieri politici erano rinchiusi nel carcere di Insein a Rangoon. Molti altri, invece, venivano incarcerati in prigioni isolate, a molti chilometri di distanza dai centri abitati e dalle loro famiglie, costretti a combattere contro la malaria e condizioni meteorologiche avverse. Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, è stata circa 15 anni agli arresti domiciliari e anche per brevi periodi rinchiusa nel carcere di Insein.

Nelle amnestie che si sono susseguite dal 2010 ad oggi sono stati liberati più di 8.000 detenuti comuni e circa 2.000 prigionieri politici. La Birmania ha una popolazione di circa 60 milioni di persone, il numero dei detenuti è attualmente intorno a 65mila (in Italia 60 milioni di abitanti, circa 55.000 detenuti). Secondo Assistance Association for Political Prisoners (www.aappb.org) ci sono attualmente circa 110 prigionieri politici. Oltre a Hso Ten molti altri sono stati liberati dal 2011 ad oggi, per esempio nel gennaio 2012 Min Ko Naing, il monaco U Gambira e decine di giornalisti. Ultimamente a luglio di quest’anno sono stati liberati 73 prigionieri politici.

Nonostante le riforme, la polizia segreta funziona ancora, favorendo alti ufficiali governativi che hanno un enorme potere, rafforzato dagli interessi economici con la Cina. Negli ultimi tempi il governo ha permesso molte manifestazioni per la pace e scioperi dei lavoratori, ma la polizia ha brutalmente represso le manifestazioni contro le imprese i cui proprietari sono cinesi o appartenenti alle famiglie dei generali, per esempio il caso della miniera di Latpadaung.

Sembra che la polizia segreta abbia istigato anche conflitti etnici e anti-musulmani, per poter frenare lo sviluppo verso la democrazia. Molti ex prigionieri politici sono ancora discriminati e i loro movimenti sono seguiti dalla polizia segreta. Quindi sono “liberi” senza avere pieni diritti civili.

Per 50 anni la Birmania è stata politicamente ed economicamente alleata della Cina comunista. Ora la situazione sta cambiando. Le aziende occidentali fanno investimenti in Birmania, e il governo cerca un equilibrio tra Cina, USA, India e Thailandia senza essere troppo dipendente da nessuno di questi.

Aung San Suu Kyi ha detto agli occidentali:

“Please use your liberty to promote ours.” (“ Usate la vostra libertà per promuovere la nostra.”)

Un Grazie doveroso al monaco buddhista (desidera mantenere l’anonimato) che ha collaborato alla realizzazione di questo articolo.

Gianni Taeshin Da Valle, 04/10/2013

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