Bhutan: il piccolo vicino che non cede alla grande Cina

La Cina ha di recente aumentato le rivendicazioni territoriali in Bhutan, nella speranza che quest’ultimo si pieghi alle sue richieste per risolvere le dispute relative alla definizione dei 470 km che dividono i due Paesi, i quali non intrattengono relazioni diplomatiche ufficiali. Il confine sino-bhutanese è di strategica importanza per definire gli equilibri della regione himalayana, dove la Cina, più che con il Bhutan, deve fare i conti con l’India.

Il Bhutan è un piccolo Stato himalayano dalla superficie di appena 38.394 km² che non ha sbocchi sul mare e che confina con India e Cina. Fino allo scorso 3 giugno, quest’ultima rivendicava un totale di 764 km² nel territorio bhutanese, di cui 495 nelle valli di Jakurlung e Pasamlung, nell’area centro-settentrionale del Paese, e altri 269 nel Bhutan occidentale. Tuttavia, durante l’ultimo incontro del Global Environment Facility (GEF) del 2 e 3 giugno scorsi, Pechino ha aggiunto alle proprie rivendicazioni territoriali un’ulteriore zona dalla superficie di 650 km², nel distretto orientale di Trashigang, nota come Sakteng Wildlife Sanctuary. Durante l’incontro del GEF, Thimphu aveva chiesto dei finanziamenti per progetti da eseguire in tale sito ma Pechino si è opposta, sostenendo che l’area in questione rientrasse nelle dispute territoriali tra i due Paesi e che fosse argomento in agenda per i negoziati sul confine. Sakteng è un’area adiacente allo Stato indiano di Arunachal Pradesh, nel quale la Cina rivendica circa 90.000 km2 di territorio, e dove Nuova Delhi ha avanzato progetti per costruirvi strade senza, tuttavia, aver ancora ricevuto il consenso del Bhutan.

Dal 3 giugno, il Ministero degli Esteri cinese ha più volte ribadito l’esistenza della disputa da molto tempo, ma il Bhutan, oltre a chiarire che il Sakteng faccia parte del proprio territorio sovrano, ha anche affermato che esso non è mai stato oggetto di discussione dei negoziati per la demarcazione del confine sino-bhutanese. A sostegno di questa posizione, vi è un documento del 1996 che consiste in una serie di proposte avanzate dalla Cina per risolvere le dispute di confine, nelle quali si parla solamente delle rivendicazioni sui territori centrali e occidentali del Bhutan, senza menzionare Sakteng. Più esperti in materia hanno poi confermato l’inesistenza di prove passate sulle nuove rivendicazioni cinesi. Tra questi, Taylor Fravel,  ha specificato che anche le mappe storiche della Cina confermano che l’area di Sakteng sia sempre stata fatta ricadere in territorio bhutanese, a differenza delle altre aree già rivendicate.

Cina e Bhutan sono stati confinati dall’annessione cinese del Tibet nel 1951 e le rivendicazioni territoriali cinesi in generale si rifanno ad un antico rapporto di vassallaggio bhutanese-tibetano. Quando la dinastia Qing estese il proprio controllo sul Tibet, nel 18esimo secolo, l’allora leader locale aveva primazia sul Bhutan, in quanto suo vassallo, e tale status fu poi ceduto al reggente cinese che lo sostituì. Tuttavia, alla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel 1949, il Tibet dichiarò la sua indipendenza, facendo cadere i vantaggi cinesi nel Paese confinante.

Al momento, Cina e Bhutan non hanno relazioni diplomatiche ufficiali ma hanno condotto 24 negoziati a livello ministeriale dal 1984 al 2016 per risolvere le dispute territoriali. L’ultima proposta fatta a riguardo è stata quella del 1996 in cui Pechino si è detta disponibile a riconoscere le valli di Pasamlung and Jakarlung al Bhutan, in cambio di territori nel settore occidentale tra cui figura l’alto-piano del Doklam, ma Thimphu ha rifiutato. Tuttavia, nel 1998 Pechino e Thimphu hanno firmato un trattato per mantenere lo status quo e la pace lungo il confine, sancendo il primo accordo bilaterale tra i due Paesi.

Il Doklam è il punto cruciale delle relazioni sino-bhutanesi, in quanto è posizionato strategicamente sulla cima Nord-occidentale al confine tripartito tra Cina, Bhutan e India, nonché sulla valle tibetana di Chumbi. Nuova Delhi, essendo alleata di Thimphu, ha accesso a tale altura e una sua eventuale cessione alla Cina le arrecherebbe un danno strategico, esponendola maggiormente ad eventuali attacchi dalla Cina. Nel 2017, Pechino e Nuova Delhi avevano dispiegato centinaia di uomini sull’alto-piano, dopo che l’India si era opposta alla costruzione di una strada da parte della Cina nell’area.  Tali mosse avevano creato mesi di stallo tra i tre Paesi coinvolti, che si protrassero fino al successivo 28 agosto, quando, Cina e India comunicarono il ritiro delle forze armate da Doklam.

Thimphu è legata a Nuova Delhi da solide relazioni strategiche ed economiche che si basano sul trattato di pace ed amicizia perpetue del 8 agosto 1949 e sul trattato di amicizia India-Bhutan del 2 marzo 2007 che aveva sostituito il primo. All’Articolo 2 di quest’ultimo figura l’impegno a “desistere dal consentire che il proprio territorio venga utilizzato per attività dannose per la sicurezza nazionale e gli interessi l’uno dell’altro”. In base a tale principio, il Bhutan deve tenere in considerazione la sicurezza indiana nel trattare con la Cina in merito a questioni territoriali, per questo, accettare le proposte del 1996 porterebbe Thimphu a venir meno ai propri impegni con l’India, sebbene le consentirebbe di normalizzare i rapporti con Pechino. Inoltre, le relazioni diplomatiche sino-bhutanesi sono state condotte attraverso

Al momento, India e Cina stanno vivendo una fase di tensioni diplomatiche a seguito di tensioni lungo il confine sino-indiano iniziate il 6 maggio scorso e che erano poi culminate il successivo 15 giugno, quando scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella valle del Galwan avevano portato alla morte di almeno 20 soldati indiani. Da allora, i due Paesi si sono impegnati a ridurre la presenza militare lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), che funge da confine de facto tra i due Paesi.

Oltre alle questioni relative al confine, Cina e Bhutan intrattengono limitati legami economici. Dal punto di vista commerciale nel 2017, l’interscambio commerciale è stato di 6,42 milioni di dollari, mentre non vi sono investimenti diretti dalla Cina al Bhutan ma solo limitate partecipazioni a progetti.

Fonte: Sicurezza Internazionale,28/07/2020

Notizia in inglese,The Diplomat: China’s Bhutan Gambit 

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.