Berna: tenta di darsi fuoco fra la folla. 26 persone arrestate per manifestazioni contro visita presidente Xi Jinping.[video]

Le manifestazioni pro Tibet a Berna si sono svolte per lo più pacificamente ma non sono mancati i momenti di tensione.

BERNA – Circa 400 persone, tra tibetani in esilio in Svizzera e loro sostenitori, hanno manifestato pacificamente stamani in centro a Berna a margine della visita di Stato nella Confederazione del presidente cinese Xi Jinping. Nel pomeriggio alcuni attivisti hanno poi inscenato una dimostrazione non autorizzata e sono stati arrestati.

La manifestazione pacifica – Stamani i dimostranti hanno chiesto maggiore rispetto dei diritti dell’uomo in Tibet e l’avvio di un dialogo tra il governo di Pechino e il Dalai Lama, la massima autorità spirituale del locale buddhismo.

Sugli striscioni si potevano leggere slogan come “Xi Jinping: metti fine alla tortura in Tibet” o “Portiamo la democrazia svizzera in Tibet e in Cina”. Stando alla comunità tibetana in esilio, dal 1992 2000 compatrioti sono finiti in carcere per ragioni politiche. Inoltre, dal 2009 sono stati censiti 145 episodi in cui tibetani si sono immolati col fuoco.

I manifestanti hanno inserito le loro richieste in un “appello”, promosso da tutte e quattro le organizzazioni di tibetani nella Confederazione. «Il Dipartimento federale degli affari esteri ci ha assicurato che trasmetterà l’appello alle autorità cinesi, ha detto all’ats Thomas Büchli, presidente della società dell’amicizia svizzero-tibetana (GSTF).

Nel suo discorso Büchli, lodando la Svizzera nell’ambito del contenzioso tra Tibet e Cina, ha auspicato che Berna in un eventuale futuro dialogo tra le parti possa assumere il ruolo di mediatore.

Il gesto dimostrativo – La dimostrazione, svoltasi pacificamente, è stata segnata da un gesto pericoloso. Stando alla polizia cantonale, un tibetano si è cosparso il corpo con una sostanza liquida infiammabile. Gli agenti lo hanno fermato e condotto all’ospedale. Non risulta che abbia riportato lesioni di alcuna sorta, ha riferito all’ats il portavoce Christoph Gnägi.

Negli scorsi giorni ha fatto parecchio discutere la decisione delle autorità di limitare le possibilità di manifestare degli esuli tibetani, a cui non è stato concesso l’accesso alla Piazza federale ed è stato imposto di dimostrare il mattino, prima dell’arrivo a Berna di Xi.

Per le autorità elvetiche si è trattato di scongiurare quanto accaduto nel 1999 in occasione della visita di Stato del predecessore di Xi, Jiang Zemin. Allora esuli tibetani avevano manifestato in Piazza federale, a poca distanza da Jiang, che andò su tutte le furie.

Le proteste e gli arresti – A questo proposito durante la manifestazione l’associazione gioventù tibetana in Europa (VTJE) è stata molto meno consensuale della GSTF, accusando le autorità elvetiche di censura e trattamento antidemocratico per «meri vantaggi commerciali a corto termine», come ha detto Migmar Dhakyel, membro della VTJE e portavoce degli organizzatori della manifestazione.

Proprio alcuni membri della VTJE hanno manifestato più tardi, quando Xi era già a Berna, sulla Bärenplatz, contigua alla Piazza federale. Durante la dimostrazione, che non era stata autorizzata, hanno rivendicato l’indipendenza del Tibet (che per la Cina è considerata una cosiddetta regione autonoma) e chiesto alla Svizzera di «non trattare con gli assassini».

Dopo tre quarti d’ora la polizia ha condotto via gli attivisti. Le forze dell’ordine hanno indicato di aver proceduto a 26 fermi. Tutti gli interessati hanno potuto tornare a casa dopo i controlli di identità. Le severe misure di sicurezza adottate hanno fatto sì che Xi non si sia accorto di nulla.

Ticinonline,15/01/2017

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