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Belli: “I cinesi non portano ricchezza e devono cambiare registro”

Il presidente della Confartigianato interviene nel dibattito avviato dalla Cgil sullo sfruttamento dei lavoratori ed è pessimista sull’integrazione: “E’ come il fidanzamento, la si deve volere da ambo le parti”.

Andrea Belli, presidente di Confartigianato

PRATO. “Siamo pronti ad accogliere l’invito della Cgil anche domattina. Abbiamo lavorato anni per favorire l’integrazione delle aziende cinesi nel senso della legalità. I risultati, a parte quelli ottenuti in parte sulla sicurezza sul lavoro, sono scarsi e deludenti”. Lo afferma Andrea Belli, presidente di Confartigianato Imprese Prato, qualche giorno dopo la denuncia della Cgil sullo sfruttamento dei lavoratori in provincia [1] .

“L’integrazione, come il fidanzamento – dice Belli – la si deve volere da ambo le parti e dalle aziende cinesi non abbiamo ottenuto una risposta convincente in questo senso. Occorre voltare pagina per salvaguardare le nostre imprese e i lavoratori”. Belli si allinea senza alcuna perplessità all’orientamento espresso dal sindacato e anche dal Comune e Confindustria. E aggiunge: “Il vecchio tormentone sui cinesi come risorsa per il distretto ha ormai una risposta chiara. Lo sarebbero, ma solo se emergessero da un’illegalità tuttora diffusa. In uno studio Irpet di qualche tempo fa si diceva che il distretto parallelo cinese contribuiva al Pil pratese per l’11 per cento e con l’indotto per il 20%, pari a circa 700-800 milioni di euro. Negli stessi giorni si calcolava anche che da Prato partivano per la Cina circa 400 milioni di euro.

Se entrambi i numeri sono veri, non si può parlare di risorsa. Per questo non sono molto convinto del fatto che creano ricchezza per il nostro territorio. Il tema della legalità a questo punto esige di tirare una linea ferma. Per chi ne resta fuori è tempo di cambiare registro”.

Il Tirreno ediz. Prato,18 gennaio 2017