BATTAGLIA NAVALE?

Alla Cina si possono attribuire più di 300.000 pescherecci in navigazione. Spesso l’Indonesia, il Giappone, il Vietnam, le due Coree sequestrano battelli da pesca cinesi, che violano le varie acque territoriali. Questo gran numero di vascelli si divide in due flotte, quella per la pesca in acque vicine e quella per la pesca distante, che arriva fino al Golfo di Aden o al Camerun, per fare qualche esempio. Pechino simula meraviglia per l’aumento degli incidenti in mare: “ … nonostante accordi di pesca sottoscritti con tutte le nazioni vicine… persino navi da guerra sono mandate ad urtare e affondare i nostri pescherecci. “ Inutile precisare che tutti i pescatori cinesi sono gia inquadrati in un’ armata di mare pronta ad entrare in azione.
In che cosa consistono, però, gli incidenti in mare di cui parliamo?
Una flottiglia di pescherecci cinesi  circonda una nave, anche di grosso tonnellaggio, e inizia manovre aggressive o derisorie. Imita la rotta della nave presa di mira e accosta lo scafo per far temere una collisione che poi non avviene. Gli equipaggi cinesi urlano l’ordine di allontanarsi e vari slogan nazionalisti e sventolano bandiere rosse. Invano le navi non cinesi usano segnali o idranti, o qualsiasi altro pacifico mezzo di dissuasione per essere lasciate in pace. Finta è l’aggressione come finto è il pronto intervento -talvolta verificatosi- di unità della marina militare della Repubblica Popolare Cinese per liberare dalle  difficoltà il naviglio straniero. Come inesorabili insetti i pescherecci tornano alla carica o cercano altre vittime. Le navi non cinesi, che vigilano sulle varie aree, hanno un altro nuovo piccolo nemico, come i cavalli hanno le mosche cavalline. Come si comporteranno, se gli attacchi diverranno più numerosi e pressanti?

Nigra Mustela

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