Barack Obama incontrerà il Dalai Lama. Pechino minaccia la crisi diplomatica

Il presidente Usa Barack Obama incontrerà il Dalai Lama, durante la visita del leader spirituale dei tibetani negli Stati Uniti a metà febbraio.La notizia è stata confermata ieri dalla Casa Bianca e ha scatenato la dura reazione di Pechino, secondo cui la decisione del governo americano potrebbe “minare ancora di più” le relazioni diplomatiche e commerciali fra le due super-potenze.
 
I rapporti fra Cina e Stati Uniti attraversano un momento critico, in seguito alla diatriba su Google e gli attacchi informatici di hacker cinesi, uniti alla vendita di armi di società Usa a Taiwan. Le tensioni diplomatiche tra la prima e la terza economia al mondo potrebbero minare eventuali accordi in sede Onu – dove Pechino gode del diritto di veto – sulle sanzioni a Iran e Corea del Nord per i loro programmi nucleari, sui cambiamenti climatici e sugli squilibri della bilancia commerciale.
 
Ieri la Casa Bianca ha confermato l’incontro fra Barack Obama e il Dalai Lama – bollato come leader “separatista” da Pechino – nonostante le minacce della Cina. Bill Burton, portavoce dell’ufficio presidenziale, ricorda che è stato lo stesso Obama ad avvertire l’omologo cinese Hu Jintao, durante la visita ufficiale dello scorso anno, che “avrebbe incontrato il Dalai Lama ed è ciò che intende fare”. Egli aggiunge che le relazioni fra i due Paesi sono “mature abbastanza da lavorare nelle aree in cui vi sono preoccupazioni comuni” come il nucleare, il clima e l’economia mondiale e “discutere con franchezza e chiarezza nelle aree in cui vi è disaccordo”.
 
Pronta la replica di Pechino, per bocca del portavoce del Ministero degli esteri, secondo cui già a novembre il presidente Hu avrebbe chiesto a Obama di non incontrare il leader spirituale tibetano, gesto che offenderebbe i sentimenti del popolo cinese. Ma Zhaoxu ribadisce che il governo è “fermamente contrario ad un qualunque contatto tra il leader degli Stati Uniti e il Dalai Lama, sotto qualsiasi pretesto o forma”. Il portavoce del Ministero degli esteri invita Washington ad “evitare di causare ulteriori danni alle relazioni sino-americane”.
 
Gli strali lanciati da Pechino non rappresentano una novità. Il governo cinese ha sempre usato l’arma della “questione interna” e il “ricatto economico” per impedire al leader spirituale dei tibetani – che considera la regione parte della Cina, ma chiede “autonomia” per il suo popolo – di avere contatti con i leader politici del mondo.
 
Tuttavia, negli ultimi 20 anni tutti i presidenti americani – fra i quali il predecessore di Obama, George W. Bush – hanno ricevuto Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, scatenando parole di fuoco del governo cinese, ma nessuna sostanziale rappresaglia. Diverso il caso del presidente francese Nicolas Sarkozy, che alla fine del 2008 ha incontrato il leader tibetano durante la presidenza francese della Unione europea. In risposta, la Cina ha cancellato un summit in programma con la Ue.
 
Oggi la reazione cinese all’annunciato faccia a faccia fra i due Nobel per la pace potrebbe avere ripercussioni sul nucleare, con un veto a possibili sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a Iran e Corea del Nord. Dal Ministero degli esteri cinese, intanto, viene confermata la minaccia di “sanzioni corrispondenti” contro le compagnie americane che vendono armi a Taiwan, perché esse “hanno ignorato l’opposizione della Cina”.

 

da Asia News

03/02/2010 08:59

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