Banca Mondiale: nel 2011 prosegue la crescita dell’Asia, guidata dalla Cina

La Cina sarà il motore dello sviluppo dell’Asia nel 2011, anche se la crescita cinese rallenterà all’8,7% rispetto al 10% del 2010. La Banca mondiale, in un rapporto pubblicato oggi, prevede anche un rallentamento generale delle economie asiatiche, per la diminuzione delle esportazioni e gli interventi dei governi per contenere la crescente inflazione, ma ritiene che “l’Asia orientale ha buone possibilità di proseguire nei prossimi anni la forte crescita”, riferendosi soprattutto a Thailandia, Vietnam, Filippine, Malaysia, oltre alla Cina, con una crescita globale stimata dell’8% (+9,3% nel 2010), ma anche con un forte rischio di bolle speculative con effetti difficili da prevedere. La Bm nota che l’economia cinese rallenta anche perché il governo ha cessato i finanziamenti per stimolare l’economia, ha ristretto il mercato del credito e ha imposto misure restrittive nei settori più inflazionati, come quello  immobiliare, per contenere l’aumento dei prezzi. Ma osserva che prosegue la sua forte domanda di materie prime e componenti di macchinari, importati soprattutto dai Paesi vicini. Per il 2012 la Bm parla di una crescita della Cina dell’8,4%. “Il picco dell’inflazione in Cina [+5,1% a novembre, +11,7% per gli alimenti] – spiega – dipende in gran parte dall’aumento dei prezzi alimentari”, cosa che per molti Paesi significherà un forte aumento delle importazioni, per beneficiare del minor costo del denaro in Occidente. Le esportazioni della zona si prevede che nell’anno saliranno del 12%. L’Indonesia crescerà del 6,2% rispetto al +5,9% del 2010. La Thailandia crescerà  “solo” del 3,2% con una contrazione dopo il 7,5% del 2010: il Paese continuerà a pagare le conseguenze dell’incerta situazione politica e delle proteste di piazza che nella primavera-estate del 2010 hanno colpito il turismo e l’esportazione di servizi. Stabile il Vietnam, con un previsto +6,5% (+6,7% nel 2010). Analisti osservano, peraltro, che è molto difficile fare previsioni sicure per la zona, in quanto la crescita economica cinese sarà anche condizionata da scelte politiche complesse. Pechino, dopo avere tenuto fermo il cambio yuan-dollaro per molti mesi, negli ultimi giorni lo ha lasciato crescere, subito prima della visita del presidente Hu Jintao a Washington. Gli Stati Uniti e l’Europa chiedono alla Cina di consentire alla valuta di apprezzarsi, secondo i valori di mercato; Pechino la tiene sottostimata per favorire le proprie esportazioni, ma in questo modo causa anche un aumento dell’inflazione.

Fonte: Asia News, 13 gennaio 2011

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