Baidu, il Google cinese ha un algoritmo per controllare le folle

Siamo oltre la psicopolizia. D’altronde, è la situazione di internet in Cina a farsi sempre più asfissiante. Come testimonia un report di Business Insider India, la Repubblica popolare costituisce davvero un paradosso: con il Golden Shield Project, la grande muraglia digitale, sopprime la libertà d’opinione e censura l’informazione sfruttando tecnologie e infrastrutture che il resto del mondo conosce al contrario come autostrade superveloci dell’informazione. “Solo che in Cina un gran numero di svincoli è sbarrato”. Adesso, ci si prepara a chiudere ancora di più anche quello della vita reale.

A quanto pare, i ricercatori del Baidu Big Data Lab avrebbero sfornato un bel (si fa per dire) meccanismo in grado di prevenire folle, masse e assembramenti imprevisti. Prima, ovviamente, che questi si costituiscano. Quanto prima? Da una a tre ore di anticipo.

Si tratta, come riporta il South China Morning Post, di un algoritmo intelligente in grado di imparare col tempo e prevedere se, quando e dove andranno a formarsi gruppi più o meno vasti di persone.

Baidu, lanciata 15 anni fa come una sorta di aggregatore musicale, è divenuto il Google di Stato e il secondo motore di ricerca al mondo con una quota di queries che nel 2015 si piazzava intorno al 26% del totale. Ovviamente filtra tutto quello che deve filtrare in ossequio alle rigidissime indicazioni del regime guidato da Xi Jinping. Che, stando alle parole di un recente comunicato di Yang Zhenwu, alto papavero del Partito comunista, dovranno farsi ancora più stringenti.

In un pezzo sul Quotidiano del Popolo, che dirige (tanto per non dimenticarci cosa significhi davvero “stampa di regime”) si è infatti detto convinto che il partito stia perdendo terreno su internet, specialmente sui social media, per quanto non siano già o vietati o censurati. Insomma, “to lose speech is to lose power”. Ecco perché la corsetta di Mark Zuckerberg a piazza Tienanmen non è piaciuta a molti.

Una delle strade sarà dunque anche quella di utilizzare questo algoritmo, che al momento, dicono, è solo un progetto accademico. Ma non si fanno problemi – è un’affermazione di uno degli autori, Wu Haishan – a raccontare come lo strumento potrebbe supportare le autorità a controllare meglio le folle e magari a prevenire rivolte. Ma anche, sotto altri punti di vista, nel gestire meglio piccoli-grandi drammi come gli assembramenti incontrollati quali il Capodanno 2014 a Shanghai, quello del lancio dei dollari falsi da un edificio lungo il lungofiume che ha prodotto un parapiglia in cui sono morte 35 persone e ne sono rimaste ferite oltre 40.

Ma questa appare davvero come una questione secondaria. La “fabbrica del mondo” è in mutazione finanziaria ed economica. A parte i folli contraccolpi legati alla bolla speculativa sui mercati azionari, la Cina cresce meno del previsto e, dato non trascurabile, è diminuito per la prima volta in trent’anni il tasso di emigrazione interna, cioè il flusso dalle campagne alle sterminate megalopoli.

Molti altri parametri indicano che il sistema economico cinese sta cambiando – per esempio con l’aumento del peso del comparto dei servizi – i governi locali chiedono più tasse e i lavoratori sono “cresciuti”: l’età media della forza lavoro ha superato i 38 anni, il 24% ha un diploma di scuola superioreo addirittura una laurea. Insomma, nessuno può sapere quali saranno le conseguenze, anche in termini di rivendicazioni salariali, sociali e occupazionali. Per non sbagliare, il governo infila la freccia dell’algoritmo preventivo al suo arco.

Buona parte del lavoro del sistema viene effettuato tramite il tracciamento del servizio di mappe Baidu Maps, che copre il 70% del mercato interno. I ricercatori hanno trovato schemi ricorrenti che si correlano positivamente approfondendo il numero delle ricerche e la massa di utenti in un’area. Insomma, sono in grado di far scattare un campanello d’allarme in base alle richieste d’informazioni delle persone, stabilendo con buona probabilità se c’è da mandare più forze dell’ordine in un certo posto. Il tutto non potrà che farsi più chirurgico nel corso del tempo, visto che l’algoritmo imparerà dal passato per “vedere” le folle del futuro.

Per la compagnia servirà anche per le celebrazioni all’aperto. Sappiamo bene quali potrebbero essere gli usi. Non è più solo questione di Hong Kong, Uiguri e altre minoranze etniche. Forse, ora che la Cina sta per mostrare il fianco dopo anni d’intoccabilità, avremo qualche argomento in più per iniziare anche solo a citare l’argomento delle libertà civili con i maggiorenti del Pcc quando fanno shopping in giro per il mondo.

Fonte: Wired, 31 mar 16

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.