Aumentano le denunce contro Jiang Zemin, ma il Pcc non sa che fare

Leo Timm e Frank Fang, Epoch Times | 7/07/2015
Da quando stanno fioccando tantissime denunce contro Jiang Zemin, ex leader del Partito Comunista Cinese (Pcc), i funzionari del Pcc si trovano di fronte a un bel dilemma: da un lato i cittadini stanno tentando di usare il sistema legale per assicurare Jiang alla giustizia, dall’altro il caso si scontra con un profondo tabù politico nella fila del Pcc: la persecuzione del Falun Gong.

Nel 1999 Jiang Zemin ha ideato una violenta campagna di persecuzione nei confronti del Falun Gong, una disciplina di meditazione che insegna i principi di Verità, Compassione e Tolleranza. Jiang voleva eliminare questa pratica spirituale poiché riteneva che i suoi praticanti avessero delle motivazioni politiche; in realtà non poteva accettare che i praticanti del Falun Gong fossero più numerosi degli iscritti al Pcc, e accecato dalla gelosia e con la paura di perdere il potere a causa della sua insicurezza, lanciò la persecuzione.

Da maggio, da quando i tribunali cinesi devono accettare denunce scritte senza poterle respingere in automatico (come invece accadeva in passato), insegnanti, militari veterani, piloti di linea, ingegneri elettrici e tanti altri hanno presentato denunce contro Jiang Zemin. Secondo un recente articolo di Minghui, un sito che riporta informazioni di prima mano sui praticanti del Falun Gong, il conteggio aggiornato al 2 luglio riportava più di 34 mila denunce presentate.

Jiang, che nel corso degli anni ha creato una vasta rete clientelare per tutelare i propri interessi, ora rischia di diventare un nemico anche per il leader Xi Jinping, nell’attuale campagna anticorruzione.

Siccome al momento non è stata attuata alcuna linea politica su come rispondere a queste denunce, i funzionari di tutto la Cina stanno agendo ciascuno a modo proprio.

RACCONTO DI DUE TRATTAMENTI

In un articolo Minghui  ha riportato che tre praticanti sono andati presso un ufficio postale della Cina per inviare le loro denunce alla Procura Suprema del Popolo e alla Corte Suprema del Popolo. L’ubicazione dell’ufficio non è stata specificata. Dal momento che un agente di polizia si trovava nelle vicinanze dell’ingresso, inizialmente un impiegato stupito ha rifiutato di accettare i loro casi.

«Voi praticanti del Falun Gong siete davvero coraggiosi e osate inviare denunce come queste?!», ha chiesto l’impiegato. «Stai dicendo che la repressione finirà presto?»

Dopo qualche discussione, un manager è stato chiamato per chiarire la situazione. Dato che era incerto su cosa fare, ha chiamato altri superiori. Alla fine uno di loro gli ha dato una risposta chiara: «Procedi».

Ma a Tianjin, il risultato è stato l’opposto.

Minghui ha riportato che il 25 giugno almeno dieci praticanti del Falun Gong nella città settentrionale di Tianjin sono stati arrestati e le loro case saccheggiate per aver intentato le denunce contro Jiang. La polizia ha anche ordinato agli uffici postali dove sono state presentate le denunce di rifiutare i casi.

Zhu YuanZhu, querelante e vittima della persecuzione del Falun Gong, in una manifestazione davanti all’ambasciata cinese a New York, il 3 luglio 2015. Zhu si è rivolta alle persone per sostenere lo sforzo globale di citare in giudizio Jiang Zemin. (Larry Dye/Epoch Times) 

Un’altra praticante, la signora Li Chunxia, ​​una mattina dopo essere stata portata via con la forza da casa sua dagli agenti dell’Ufficio di Sicurezza Pubblica di Tianjin, è stata trasferita alla stazione di polizia del distretto di Qiaobei, dove è stata incatenata a una sedia e interrogata. I membri della famiglia hanno girato un video mentre gli ufficiali erano a casa loro e sono anche riusciti riprendere l’interrogatorio della signora Li.

Nello stesso giorno è stata arrestata un’altra donna, Dong Chaofeng. La polizia ha confiscato i suoi effetti personali, tra cui un computer e i materiali del Falun Gong. Un’altra praticante, la signora Li Tang, vicina di Dong, è stata arrestata e confiscati il suo telefono, il denaro contante e i libri. La polizia si sarebbe presumibilmente infuriata dopo aver trovato una copia della denuncia a casa sua. 

CAMBIAMENTO DISCRETO DI POLITICA

Secondo Li Tianxiao, esperto analista politico per New Tang Dynasty Television, la mancanza di una precisa direzione centrale del Pcc su come gestire questa montagna di denunce, per di più da un gruppo perseguitato – probabilmente segnala il desiderio del regime di voler cambiare in modo discreto la propria politica  sul Falun Gong.

«La persecuzione del Falun Gong è una delle più importanti azioni politiche di Jiang Zemin», ha detto la Li in un’intervista con Epoch Times. Negli ultimi anni Jiang Zemin, che nel 2002 ha concluso il suo incarico di segretario generale del Pcc, ha visto diminuire fortemente la sua rete di affiliati, grazie alla campagna anticorruzione avviata nel 2013 da Xi Jinping. La campagna anticorruzione ha purgato molti funzionari di basso e alto livello – le cosiddette tigri e mosche – tra cui ultimamente Zhou Yongkang, ex zar della sicurezza e fedele alleato di Jiang.

Xi molto probabilmente non condivide l’entusiasmo di Jiang per la persecuzione del Falun Gong. Questo è evidente nel modo in cui Xi ha trattato l’Ufficio 610, un’agenzia al di sopra della legge creata da Jiang con lo scopo specifico di perseguitare il Falun Gong. Infatti nel 2013 Li Dongsheng, fedele sostenitore di Jiang ed ex capo dell’Ufficio 610, è stato indagato per corruzione ed espulso dal Pcc. All’inizio di quest’anno Liu Jinguo, che ha sostituito Li, si è dimesso dal suo incarico e non è stato designato alcun successore.

Mentre gli alleati di Jiang cadono uno dopo l’altro, anche l’Ufficio 610 – una volta così potente al punto da esercitare la sua autorità sulla polizia e sulle organizzazioni di Partito a tutti i livelli – potrebbe essere vicino alla sua fine.

Fonte,EpochTimes-http://epochtimes.it/n2/news/perche-il-pcc-non-ha-una-linea-definita-nella-causa-contro-jiang-zemin-1826.html

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