Aumenta la persecuzione contro la Chiesa di Shouwang

Per la 6° domenica consecutiva, la polizia arresta i fedeli della Chiesa di Shouwang che si riuniscono per pregare all’aperto in una piazza nella zona commerciale di Zhongguancun, a Pechino. La persecuzione aumenta e colpisce le vite private dei fedeli, ma la repressione inizia a suscitare l’attenzione internazionale. Ieri la polizia, schierata in forze, ha arrestato 13 fedeli di Shouwang, non appena hanno tentato di iniziare a pregare nella piazza. La prima domenica la polizia aveva arrestato 169 fedeli, la seconda circa 50. Ormai decine di seguaci sono agli arresti domiciliari per il fine settimana, come pure lo sono da oltre un mese 6 leader della Chiesa. I fedeli si riunivano in locali in affitto, dai quali la polizia li fa fatti cacciare. Allora hanno iniziato a riunirsi all’aperto, in modo pubblico, dandone anche avviso su internet, come hanno fatto più volte in questi anni dopo essere stati cacciati in analogo modo. Ma la polizia lo ha impedito. La Chiesa ha chiesto da anni il riconoscimento formale e ha pure comprato nel 2009 un edificio di 1.500 metri quadrati dove riunirsi, ma le autorità hanno intimato al venditore di non consegnarlo, nonostante il prezzo di 27 milioni di yuan sia stato pagato. Alcuni giorni fa la Chiesa di Shouwang ha denunciato che 10 seguaci hanno perso il lavoro, dopo essersi rifiutati di lasciarla. Più di altri 30 sono stati cacciati via dalle loro abitazioni in affitto, su pressione delle autorità. “Se i cittadini perdono il lavoro o la casa solo perché appartengono a una certa Chiesa…. – dice la dichiarazione – [e] se il governo ne è responsabile, allora c’è un abuso di autorità e si realizza una persecuzione religiosa”. La Chiesa di Shouwang si è diffusa con rapidità, passando da circa 10 seguaci nel 1993 ai mille attuali, e con evidenza questo preoccupa le autorità. Pechino vuole che tutte le comunità protestanti confluiscano nel “Movimento delle tre autonomie”, l’organismo interconfessionale controllato dal Partito cominista. I cristiani sotterranei però rifiutano tale controllo e rivendicano invece libertà nelle questioni di religione. In Cina vi sono più cristiani protestanti non ufficiali (circa 80 milioni) che membri del Movimento delle tre autonomie (circa 20 milioni). Per timore che la situazione sfugga di mano al Partito, da quasi quattro anni è in atto una campagna  per eliminare le comunità sotterranee o farle confluire nelle comunità ufficiali. La settimana scorsa i leader di circa 20 Chiese sotterranee fra le più diffuse, in una protesta senza precedenti hanno mandato una petizione al parlamento cinese (l’Assemblea nazionale del popolo, Anp), chiedendo il rispetto della libertà religiosa, secondo i dettami della costituzione. La serie di arresti di cristiani protestanti coincide con una serie di arresti di attivisti democratici e avvocati per i diritti umani. Pechino teme che ogni movimento non controllato dal Partito possa scatenare la scintilla di una “rivoluzione dei gelsomini” simile a quella che sta scuotendo l’Africa del Nord e il Medio oriente. Tale timore è causato dal fatto che molti attivisti per i diritti umani si sono convertiti al cristianesimo. Il problema di Shouwang ha assunto rilievo internazionale e la scorsa settimana il portavoce del ministero degli Esteri, durante una conferenza stampa, ha risposto che i seguaci della Chiesa “tentano di riunirsi in modo illegale” e che la polizia ha agito “con misure adeguate”, ma senza spiegare perché riunirsi in maniera pacifica all’aperto per pregare sia “illegale”.

Fonte: Asia News, 16 maggio 2011

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