Attivista cinese per i diritti dei lavoratori che ha incastrato il fornitore di Ivanka Trump “ha avuto un incidente” mentre in carcere

Le autorità della provincia orientale cinese dello Jiangxi lunedì hanno comunicato che uno dei tre attivisti per i diritti dei lavoratori, arrestati mentre indagavano sulle condizioni di lavoro in due stabilimenti che producono le scarpe del marchio di Ivanka Trump, ha “avuto un incidente”.

Hua Haifeng, Li Zhao e Su Heng sono stati arrestati perché sospettati di “utilizzare apparecchiature di controllo illegali” e attualmente si trovano nel centro di detenzione di Ganzhou, città del Jiangxi. Lo riferisce l’avvocato Wen Yu, assunto dalla moglie di Hua per rappresentarlo.

“Oggi ho richiesto un incontro col mio cliente, ma mi hanno detto che Hua Haifeng ha avuto un incidente nella sua cella e non l’ho potuto vedere”, ha proseguito Wen.

“Il capo del centro di detenzione mi ha suggerito di contattare l’agenzia incaricata del caso, quindi sono andato alla stazione di polizia della zona di sviluppo economico e tecnologico di Ganzhou e mi hanno comunicato che il responsabile era fuori per affari”.

“Mi hanno detto che avrei fatto meglio a parlare con il mio cliente al più presto, quindi sono tornato al centro di detenzione, e a quel punto il funzionario di polizia incaricato del caso è riapparso”.

“Mi ha avvertito che non sarei riuscito a incontrare Hua fino a che non avranno formalizzato l’accusa”.

Scuse inconsistenti?

Wen non è riuscito ad avere più dettagli dell’incidente di Hua, e ha dichiarato che questa storia dell’accusa sia una scusa.

“Lo stanno privando del suo diritto di incontrare un avvocato”.

Secondo China Labour Watch, organizzazione per i diritti dei lavoratori in Cina, Hua, Li e Su stavano indagando sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche che producono scarpe per Ivanka Trump, figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e per altri marche occidentali.

“Facciamo appello al presidente Trump, a Ivanka Trump stessa, e alla sua società per sostenere e richiedere il rilascio dei nostri attivisti”, si legge in un’email dell’organizzazione, inviata a Reuters la scorsa settimana.

Lunedi Wen ha fatto un appello simile.

“Mi auguro che Ivanka Trump o il governo degli Stati Uniti chiedano all’ambasciata cinese di chiarire la situazione, che Ivanka Trump abbia o meno ordinato abbigliamento o scarpe da questa fabbrica a Ganzhou”.

“Inoltre, che chiariscano se hanno o meno avuto a che fare con l’imprigionamento di queste persone, che stavano lavorando per proteggere i diritti dei lavoratori [cinesi]”, ha proseguito.

Reuters ha anche riferito che il marchio Ivanka Trump ha rifiutato di commentare, mentre la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto di non essere al corrente della situazione.

Contrattazione collettiva

Amnesty International ha chiesto il rilascio dei tre, se trattenuti solo per il loro lavoro di indagine sui possibili abusi nelle fabbriche.

“Gli attivisti che denunciano gli abusi dei diritti umani meritano protezione e non persecuzione”, ha dichiarato il ricercatore sulla Cina William Nee.

“Questo caso è essere l’ennesimo esempio della campagna aggressiva delle autorità cinesi contro gli attivisti per i diritti umani che hanno legami con le organizzazioni straniere, usando la scusa della ‘sicurezza nazionale’”.

In aprile, l’attivista Han Dongfang ha criticato i marchi stranieri perché non si preoccupano dei pagamenti e delle condizioni dei lavoratori cinesi nella loro filiera.

Ha aggiunto che l’azione del governo dello scorso anno di incarcerare quattro attivisti del centro servizi dei lavoratori Panyu nella provincia meridionale del Guangdong è stato il primo caso in cui il governo ha attaccato per conto di un’azienda.

Gli attivisti avevano “aiutato i lavoratori a coinvolgere la direzione in una contrattazione collettiva che stava avendo successo”, ha detto Han in una relazione pubblicata ad aprile.

“Questi marchi internazionali [che si riforniscono presso le aziende coinvolte nella disputa] hanno tutti… standard che prevendono clausole per diritti dei lavoratori, quali la contrattazione collettiva e la libertà di associazione”.

“Ma stavolta, proprio quando i lavoratori si sono organizzati per ottenere la loro equa partecipazione, ma si ritrovati di fronte alle ritorsioni dell’azienda, questi marchi internazionali hanno scelto di guardare da un’altra parte”.

Radio Free Asia, 5 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus

English article, RFA:

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