Arriva la commissione antimafia e i cinesi tagliano la corda

Il presidente Nicola Morra ha tentato invano un approccio con gli operai in via Toscana, ma era circondato dalle divise delle forze dell’ordine e il Macrolotto si è svuotato.

Prato. Il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra (M5S) è venuto ieri mattina a Prato per capire che cosa succede nelle confezioni cinesi e un’idea se l’è fatta subito: in via Toscana, attorniato dai rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, ha scorto in fondo alla strada un gruppetto di orientali e ha tentato di avvicinarsi per scambiarci due chiacchiere. Il risultato è stato simile a quello che il cacciatore ottiene quando si avvicina alla selvaggina: i cinesi hanno affrettato il passo, hanno girato l’angolo e nessuno li ha più visti.

Impossibile aspettarsi il contrario, visto il contesto. Fin da prima delle 11, orario fissato dal Movimento 5 Stelle per fare un sopralluogo nella strada tristemente nota per l’incendio della Teresa Moda che fece 7 morti il 1° dicembre 2013, via Toscana si è riempita di auto di polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani. E si è svuotata di cinesi. La traversa dove si affacciano una dozzina di attività, di solito animata anche il sabato mattina, è diventata un deserto. Portoni chiusi, nessuno in giro, meglio stare alla larga.

Gli esponenti del M5S, dunque, (oltre a Morra, il senatore Gianluca Ferrara, il deputato Luca Migliorino e il consigliere regionale Giacomo Giannarelli) hanno dovuto accontentarsi di parlare col prefetto Scialla, col questore Cesareo e coi cronisti.

Giannarelli ha spiegato che in Toscana c’è una mafia «che mina alle radici il sistema economico sano» e ha polemizzato a distanza col procuratore di Lucca, Pietro Suchan, che giusto venerdì in un convegno promosso dal M5S aveva negato che in Versilia ci fossero infiltrazioni.

«In Italia non c’è una zona franca da questo punto di vista – ha rincarato Morra – Nemmeno la Val d’Aosta». E poi se l’è presa coi cinesi: «Non tutti hanno la nostra sensibilità per il rispetto delle regole. Arrivano qui e producono ma non rispettano i diritti dei lavoratori che per noi ormai da tempo sono sacri».

Terminate le dichiarazioni a favore di telecamera, c’è stato quel siparietto, il mancato incontro coi cinesi che hanno scantonato. «Dispiace che in quest’occasione non sia stato presente nessun rappresentante della comunità cinese» ha detto Morra. Ma al prefetto non risulta che siano stati invitati: «Ha organizzato tutto il Movimento 5 Stelle, noi siamo qui per l’accoglienza». E dunque era difficile che qualche rappresentante si facesse vedere.

Per tutti gli altri, confezionisti e operai clandestini e non, la delegazione M5S attorniata dalle divise era troppo simile a una Squadra interforze, quelle che fanno i controlli nei capannoni, per un incontro ravvicinato di qualsiasi tipo.

A un certo punto è sembrato che si potesse accedere anche al capannone della fu Teresa Moda, che è irriconoscibile, col portone pitturato di giallo-ocra e l’interno completamente rifatto, ma la delegazione ha tirato dritto. I cronisti gli hanno dato un’occhiata subito dopo, apprendendo che l’immobile è stato ceduto dai fratelli Pellegrini (condannati per l’incendio) alla società immobiliare Pala, che presto potrebbe affittarlo. Lo stanzone è stato rimesso a nuovo da un’impresa edile di Treviso e si trova in una posizione appetibile, se i cinesi riusciranno a superare la scaramanzia legata alla tragedia. —

Fonte: Paolo Nencioni,Pubblicato su Il Tirreno,27/01/2019

 

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