Armoniosa omissione

Nel n.°1076, 31/10/2008, de Il Venerdì di Repubblica,  Zhang Jie, autrice di “Senza parole”, dichiara:”Il mio romanzo è molto duro contro il Partito Comunista ed è stato pluripremiato nel mio paese. Se non ci fosse libertà, non avrei potuto scriverlo”.
E’ vero che la grande storia del secolo scorso si è avventata sui singoli personaggi, travolgendoli in un cumulo di mali inenarrabili, e che il romanzo da cui sono magistralmente descritti ha ottenuto in Cina riconoscimenti e premi come nessun altro, ma giudizi duri contro il Partito Comunista non li abbiamo letti. Citiamo un esempio a caso, da pag.312: “..nel 1949 fu proprio con la violenza che il Partito Comunista risolse i problemi dei contadini…”  e osserviamo che VIOLENZA è  ben bilanciato da RISOLSE, che copre ed occulta le innumerevoli vittime della riforma agraria imposta da Mao Zedong. Dov’è la condanna? Inoltre i’ultimo politico nominato è Zhou Enlai, morto nel 1976. Zhang Jie è tornata a Pechino dal 1972. Poiché il romanzo è anche autobiografico, è possibile che da quella data la scrittrice non abbia visto nulla di nuovo degno di nota? Non un accenno a Tian An Men…Forse in Cina è premiata l’armoniosa omissione.  Anche se non si può paragonare a “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak, il racconto però è appassionato e tremendo, con sorprendenti  indagini nell’animo umano e testimonianze della capacità di sopportare tutto delle donne cinesi.

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