Armi e satelliti sui pescherecci, così la Cina mostra i muscoli nel mare delle isole contese

Nell’isola della Cina meridionale di Hainan, i pescatori stanno ricevendo un training militare e alcuni sussidi come carburante, acqua e ghiaccio. In cambio dovranno dare notizia sulla posizione delle navi e delle barche straniere. L’operazione viene sovraintesa congiuntamente dall’Esercito di liberazione popolare e dalle sezioni locali del Partito comunista cinese. Secondo quanto riportato da Reuters almeno 50mila pescherecci sarebbero già stati dotati di dispositivi satellitari e alcuni avrebbero addirittura a bordo armi da fuoco. E sono tutti attivi nel Mar cinese meridionale, area contesa da diverse nazioni.

Secondo un non meglio identificato consulente del governo di Hainan intervistato da Reuters, le esercitazioni in questione avranno luogo tra maggio e agosto e i pescatori che parteciperanno verranno pagati dal governo locale. L’idea che le guida è «la salvaguardia della sovranità cinese». Ulteriori sussidi sarebbero inoltre offerti a chi è disposto a cambiare le tradizionali imbarcazioni di legno con quelle più pesanti in ferro. Di fatto si tratta di intensificare la coordinazione tra l’esercito e i pescatori. Una strategia che è stata evidente quando lo scorso marzo l’Indonesia ha provato ad arrestare un peschereccio cinese che navigava nelle sue acque. L’intervento immediato della guardia costiera cinese ha fatto in modo che questo non avvenisse ma anzi che si aprisse un contenzioso diplomatico sul fatto che si trattava di acque «tradizionalmente usate dai pescatori cinesi».

Quello che sta succedendo è che il confine tra pesca e rivendicazioni territoriali è sempre più labile. Il che può prestare il fianco a possibili “incidenti”. Al momento la Cina ha l’industria ittica più grande del mondo, ma le acque vicino alle sue coste si stanno via via impoverendo e i pescatori si spingono naturalmente sempre più a largo. Ma molte delle aziende di pesca sono aziende di stato. Non ultima la Hainan South China Sea Modern Fishery Group Company. Sul suo sito si definisce un’azienda «sia militare che commerciale» che impiega «soldati e civili» e afferma che uno dei suoi obiettivi è «piantare la bandiera cinese sulle isole Spratly».

Pechino afferma che gli atolli delle isole Spratly e delle Paracelso compaiono come parte del territorio cinese in una mappa del 1947. Taiwan, che dalla Repubblica popolare è già considerata territorio nazionale, le rivendica sulle stesse basi. Il Vietnam contesta che l’area è sotto il suo controllo fin dal XVII secolo e che la Cina non ha dichiarato la sovranità su queste isole fino agli anni Quaranta. Le Filippine ne sottolineano la prossimità geografica alle sue coste, mentre Malesia e Brunei si appellano al fatto che alcune di quelle isole sono all’interno della loro zona economica esclusiva definita dalla Convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. L’area è calda da sempre. Di qui passa già un traffico di merci del valore annuale di 5mila miliardi di dollari. È di fatto un passaggio fondamentale per quella che Pechino chiama «nuova via della seta marittima». Come se non bastasse, diversi studi dimostrano che i suoi fondali sono ricchi di petrolio e gas.

Fonte: La Stampa, 2 mag 16

English article: China trains ‘fishing militia’ to sail into disputed waters

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