Apple apre le porte della Foxconn

Un rapporto mai completamente chiarito, quello dell’Apple, la grande azienda di Cupertino passata quest’anno in cima alla classifica delle società più ricche del pianeta, con l’industria cinese, simboleggiata in questi giorni dalla Foxconn. “Designed by Apple in California Assembled in China” è l’iscrizione presente su tutti gli iPhone e iPad in commercio, iconico incontro dell’economia globale tra progetti sviluppati in occidente e produzione decentrata nei paesi la cui economia -e in alcuni casi gli occhi volutamente chiusi dai governi- consentono costi ridotti ed altissima efficienza. Ma dopo numerose proteste delle associazioni umanitarie e il reportage-scandalo del New York Times che ha fatto parlare l’America per settimane Apple ha dovuto affrontare la più grande sfida dell’epoca post-Jobs: convincere l’opinione pubblica che i propri prodotti, i cui componenti vengono assemblati in un complesso industriale a pochi chilometri da Hong Kong, sono creati nel rispetto dell’incolumità e di condizioni dignitose per gli operai. Non è stata quindi una lettera del tutto inaspettata, quella ricevuta dai giornalisti del canale statunitense ABC da parte della Foxconn (l’azienda cinese partner di produzione di Apple, ma anche di Microsoft, Sony e altre giganti del tech) in cui i giornalisti venivano invitati in Cina per osservare il reale stato di una fabbrica descritta finora solo attraverso le testimonianze di operai e manager. Testimonianze tutt’altro che lusinghiere. Fonti interne sia a Foxconn che ad Apple hanno delineato un profilo lavorativo massacrante sia fisicamente che mentalmente, con operai costretti a lavorare in piedi per lunghi lassi di tempo e alienati dal lavoro estremamente monotono. Condizioni che potrebbero aver causato 18 suicidi negli ultimi anni, attirando per la prima volta l’occhio pubblico dei Paesi occidentali dove Apple vende la quasi totalità dei propri prodotti. Ad attendere i reporter un’industria in cui gran parte del lavoro viene svolto manualmente da migliaia di operai, in larga parte giovani e poveri, assunti per brevi periodi di tempo e pagati due dollari e mezzo l’ora; una cifra bassa anche per l’economia Cinese ma comunque sufficiente a garantire un afflusso costante di operai nei periodi di massima produzione. I vertici Foxconn nel corso del tour hanno mostrato anche le innovazioni per il benessere dell’operaio che sono state applicate, come l’assunzione di uno psicologo per trattare i frequenti casi di depressione tra gli addetti ai lavori. Misure però principalmente volte ad evitare complicazioni più che a migliorare effettivamente le vite dei lavoratori, la più emblematica delle quali è probabilmente la soluzione trovata per scongiurare definitivamente i casi di suicidio: reti anti-caduta alla base di ogni palazzo dello stabilimento.

Fonte: Corriereweb.net, 24 febbraio 2012

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