Anti-corruzione in Cina, i funzionari del Partito fanno sparire i soldi dalle banche

Per cercare di salvarsi dalle purghe che la nuova leadership comunista vuole mettere in atto contro i funzionari corrotti all’interno del Partito comunista, i dirigenti hanno messo in atto una massiccia fuga di capitali. Secondo l’Henan Business Daily nel solo Guangdong – la ricca provincia meridionale dove è nato il miracolo economico cinese – sono stati prelevati 1,79 miliardi di yuan (circa 216 milioni di euro) in due giorni. La stessa cosa sta avvenendo anche a Pechino, Shanghai, Tianjin, Jiangsu, Shandong, Zhejiang, Guangdong e Fujian.
Sempre secondo il quotidiano, i quadri di medio e alto livello del Partito hanno iniziato anche a vendere le proprietà immobiliari: si tratta di asset che possono essere tracciati con facilità. Insieme a loro ci sono i dirigenti delle aziende statali o para-statali, che il grande dissidente Wei Jingsheng ha definito la classe “di burocrati e capitalisti” che di fatto sostiene la dittatura mono-partitica con la propria influenza economica e sociale.
La fuga dai capitali si spiega con il rinnovato impegno anti-corruzione rilanciato dalla nuova leadership, guidata da Xi Jinping, che entrerà in pieno possesso delle proprie facoltà nel prossimo marzo. Il nuovo presidente ha guidato la due giorni di lavoro della Commissione centrale per la disciplina e l’ispezione del Pcc: nel suo intervento ha spronato i funzionari a creare con lui “una gabbia” in cui imprigionare i corrotti. Diversi analisti sostengono però che, senza un vero sistema democratico, questi sforzi sono destinati a fallire.
Al termine dei lavori la Commissione ha annunciato un piano quinquennale – che dovrebbe essere pronto nel luglio 2013 – per combattere la corruzione. Questo prevede un’analisi completa delle proprietà e dei redditi degli iscritti e dei dirigenti del Partito, che sono stati “invitati” a evitare comportamenti contrari alla morale socialista. Nei primi giorni dopo l’elezione di Xi Jinping sono venuti alla luce diversi casi di dirigenti amanti del lusso e della bella vita. Ora i media nazionali sostengono che sia “diminuito di molto” il numero di auto di rappresentanza che si fermano davanti ai club e ai ristoranti di Pechino.
Chen Jianhua, sindaco di Guangzhou,  è stato il primo a rispondere all’appello del governo centrale. Nel corso di una conferenza stampa convocata alla fine dell’incontro del Congresso del popolo di Guangzhou ha annunciato che “se mi sarà dato l’ordine, renderò pubblici i miei averi”. Ma secondo il dottor Peng Peng – ricercatore all’Accademia delle Scienze sociali – la decisione ha poco peso: “I funzionari che hanno il potere di prendere queste decisioni sono proprio quelli che andrebbero controllati più da vicino”.

Fonte: Asia News, 24 gennaio 2013

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.