ANKANG: Gli agghiaccianti ospedali psichiatrici cinesi.

Il termine Ankang significa “ la pace e la salute “. Nella maggior parte dei paesi, i servizi di salute mentale sono luoghi di rifugio per coloro che sono malati di mente. In Cina non è necessariamente così. Questi “ospedali psichiatrici” sono utilizzati come un vasto sistema di detenzione arbitraria. Sono una alternativa ai terrificanti Laojiao le prigioni di lavoro forzato e di “ rieducazione attraverso il lavoro “.

Il personale del Ankang, compreso il personale medico e infermieristico, sono in genere gli ufficiali a tempo pieno dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza.

Il PCC , i ricchi e potenti, autorità pubbliche abusano di questo sistema per far internare i dissidenti , attivisti, autori di proteste, credenti di altre fedi ( unico credo in Cina è il PCC) , o per sbarazzarsi dei propri nemici. I “ pazienti-detenuti “ vengono privati di ogni libertà sulla base di un ipotetico problema mentale. Non hanno diritto a nessuna possibilità di assistenza legale.

La grande maggioranza di questi “ ospedali” accettano persone mentalmente sane, perché ben pagati. Questi abusi, nella professione psichiatrica è in continuo sviluppo ed in maniera vertiginosa.

La Human Rights Watch, una delle più importanti organizzazioni mondiali che lotta per la difesa dei diritti umani in Cina ha denunciato e potuto documentare i maltrattamenti barbarici e quotidiani che avvengono all’interno di queste strutture.
E’ stato stimato che tra il 70 e l’80 per cento degli internati sono stati rinchiusi contro la loro volontà . Ogni anno decine di migliaia sono le persone che cadono vittime di questo sistema.

Ricoveri forzati di anni di persone mentalmente sane che subiscono elettroshock sistematici, incatenamenti, iniezioni di sedativi, droghe, insulina forzata e eccessive percosse.

Nel 2010 Xu Lindong (nella foto), autore di petizioni, fu internato nell’Ospedale Psichiatrico Cittadino Luohe, i funzionari presentarono documenti falsi. Xu, rimase rinchiuso per 6 anni e mezzo. Ha subito 50 “ ricoveri “, torturato con bastoni elettrici 55 volte.

Un altro caso che serve come esempio con quale facilità le autorità trattengono gli individui in tali strutture riguarda Li Shijie.

Nel 2011, Li Shijie intraprese  un contenzioso con il proprietario di un ristorante sul rifiuto dello stesso di accendere l’aria condizionata. Il proprietario del ristorante successivamente fece intervenire la polizia.

Li, fu subito trasportato nei locali della polizia. Lui stesso riferì che per circa 5 ore ha dovuto fornire spiegazioni sull’episodio e che durante l’interrogatorio affermò ai pubblici ufficiali che non avevano alcun motivo di trattenerlo oltre.. I funzionari di polizia stanchi di ascoltare le sue affermazioni sui suoi diritti legali, alla fine decisero di internarlo in un Ankang come “malato mentale“.  Li, lo mandarono all’ospedale di Shaoguan. Li trascorse 96 giorni dove subì un duro trattamento. Li Shijie non manifestò alcun reale pericolo per sé o per altri, eppure fu forzatamente internato per ordine della polizia. Casi come quelli di  Li non sono infrequenti in Cina. (Fonte Laogai Research Foundation di Washington)

In un apparente tentativo di riformare questo sistema ingiusto , il 1° maggio 2013 il governo ha annunciato la prima legge che standardizza la sanità mentale in Cina. Conosciuta come la legge sulla salute mentale, lo statuto ha 27 anni ed è la prima legge che regolamenta la salute mentale in China. L’attuazione genuina di questa legge potrebbe condurre a un cambiamento nel sistema del governo centralizzato a Pechino.

Da una attenta analisi e riflessione di questa legge della Human Rights Watch emerge il fatto che questa legge non chiude le scappatoie. La legge afferma esplicitamente che la cura psichiatrica deve essere volontaria, ma ai familiari, ai datori di lavoro e ai funzionari di governo è consentito l’invio di materiale per la valutazione Se l’esito finale di questa valutazione è che la persona costituisce un “pericolo per sé o per gli altri”, può essere bloccata contro la propria volontà. La definizione della parola “pericolo” articolata nello statuto è così vasta e soggetta a molteplici interpretazioni che qualsiasi persona può essere vittima di questo sistema di detenzione.

Alcuni sospettano che la legge è stata creata semplicemente per placare la comunità internazionale. Anche se il governo ha espresso il desiderio di allontanarsi dalla detenzione forzata . Le scappatoie forniscono alle autorità ampi mezzi per mantenere lo status quo. In effetti, la legge fa ben poco per migliorare la situazione. Nonostante le carenze della legge, dalla Cina viene considerata come uno strumento per migliorare la reputazione di fronte agli occhi della comunità internazionale.

Di Gianni Taeshin Da Valle, Laogai Research Foundation Italia Onlus 20 Agosto 2013.

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