Ancora nessuna notizia delle cinque giovani attiviste femministe sparite in Cina

Le cinque giovani donne, arrestate dalla polizia cinese alla vigilia della festa della donna sono ormai scomparse da più di una settimana. Il 12 marzo sono state trattenute in stato di fermo per sospetto “ disturbo della quiete pubblica e provocazione di disordini”, ma la polizia ha rifiutato di dare ulteriori informazioni.

Il 21 marzo ad Hong Kong, associazioni di cittadini manifesteranno contro i rappresentanti del governo della Cina continentale, chiedendo il rilascio delle donne.

Le cinque attiviste per i diritti delle donne sono: Wu Rongrong, Wei Tingting, Wang Man, Zheng Churan e Li Tingting, conosciuta anche come Li Maizi. Le rispettive famiglie e avvocati non sono riusciti a mettersi in contatto con le ragazze da quando sono state arrestate, e la polizia si rifiuta di dare particolari sul loro fermo.

Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno espresso la loro preoccupazione per le cinque donne. Samantha Power, ambasciatrice delle Nazioni Unite, ha criticato le autorità cinesi per averle arrestate con l’accusa di aver pianificato e causato disordini:

In Cina se si parla contro la persecuzione sessuale significa “creare disturbo”. Il disturbo vero è ostacolare le organizzazioni non governative che combattono per i diritti universali.

Anche un portavoce per gli Affari Esteri e i Servizi di Sicurezza dell’UE ha fatto una dichiarazione, nella quale esorta la Cina a rilasciare immediatamente le giovani femministe e a dare loro accesso all’assistenza legale.

Nonostante le condizioni politiche ostili, diverse organizzazioni femminili, di studenti e di lavoratori della Cina continentale continuano a richiedere il rilascio delle cinque ragazze, caricando foto sui social media e firmando petizioni.

 Le autorità cinesi tengono sott’occhio i nomi sulle petizioni.

Studenti cinesi che hanno firmato la petizione per il rilascio delle attiviste per i diritti delle donne, hanno detto di  aver avuto delle pressioni dai dirigenti scolastici

Al di fuori dalla Cina, associazioni femministe e di cittadini da tutte le parti del mondo hanno condannato la brutale repressione delle autorità cinesi.

Amnesty International ha lanciato una campagna tramite la pagina Tumblr e su Twitter con l’hashtag #FreeTheFive, per raccogliere messaggi e fotografie di sostegno da tutto il mondo.

Un gruppo femminista nato a tale scopo, che si chiama Free Chinese Feminist, ha lanciato una campagna di raccolta firme e una campagna delle cartoline. Il gruppo esorta i sostenitori a mandare cartoline alla polizia di Pechino per richiedere il rilascio delle cinque giovani donne.

In Malesia, un paese con una grande presenza cinese nella popolazione, 26 organizzazioni locali hanno firmato una dichiarazione che condanna le autorità cinesi ed esprimono  la loro preoccupazione per la sicurezza delle giovani femministe.

Gruppi femministi di Taiwan hanno espresso la loro indignazione per l’arresto e hanno esortato il loro Presidente Ma Ying Jeou ad includere nell’ordine del giorno questioni inerenti ai diritti umani e legati all’uguaglianza dei sessi.

Dal momento che le autorità cinesi continuano a giocare tra il silenzio e la critica, ad Hong Kong diverse associazioni di cittadini hanno deciso di manifestare davanti al Liaison Office del Governo Centrale il 21 marzo, e di presentare una dichiarazione firmata da 50 associazioni locali e da 2,500 persone.

Al momento, sta avendo luogo la 59esima sessione della Commissione sullo Status della Donna, nella sede centrale delle Nazioni Unite a New York, per fare il punto degli aggiornamenti che andrebbero aggiunti nella Dichiarazione di Pechino e nel Programma d’Azione, che sostiene l’uguaglianza dei sessi e l’empowerment della donna. La detenzione delle cinque femministe a Pechino è diventato un caso di studio per comprendere le barriere che ostacolano il raggiungimento di tali scopi.

Global Voices,22/03/2015

English article,Global Voices:

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