Ancora due giovani martiri raccontano al mondo la reale situazione del Tibet occupato dalla Cina

Qualcuno è disposto ad ascoltare queste voci o la Cina può continuata indisturbata a fare i suoi comodi nell’indifferenza del mondo? E’ di questa mattina la notizia che attorno alle 10.30, ora locale, altri due monaci del monastero di Kirti, Contea di Ngaba, si sono dati alle fiamme. Si tratta di Lobsang Kelsang e Lobsang Kunchok, entrambi diciottenni, originari della cittadina di Meyruma.
Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia che i due giovani monaci, raggiunta la piazza del mercato di Ngaba, hanno dapprima dato vita a una pacifica manifestazione di protesta gridando “Lunga vita al Dalai Lama” e “Vogliamo libertà religiosa in Tibet”. Immediatamente dopo si sono dati fuoco. Poliziotti appartenenti ai due corpi della Polizia Armata del Popolo (PAP) e dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza (PSB) sono subito accorsi e hanno cercato di spegnere le fiamme.
Secondo le prime notizie, uno dei monaci è deceduto. L’altro è ricoverato all’ospedale in gravi condizioni. Lobsang Kelsang è un cugino di Phuntsog, il monaco auto immolatosi lo scorso 16 marzo. Sono già tre i monaci che, nel corso di questo anno, hanno compiuto un gesto estremo e sono morti dandosi fuoco. Dopo Phuntsog, morto il 16 marzo nel disperato tentativo di richiamare l’attenzione sulla questione tibetana, il 15 agosto anche il ventinovenne Tsewang Norbu, del monastero di Nyitso, si è cosparso di benzina e si è auto immolato dopo aver chiesto libertà per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama.
Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia sottolinea la gravità della situazione e il continuo deteriorarsi della condizione dei tibetani all’interno del Tibet a causa delle pressioni e degli strettissimi controlli esercitati sulla popolazione dalle autorità cinesi.
L’Associazione Italia Tibet denuncia questo ulteriore tragico episodio frutto evidente della reale situazione di oppressione e repressione che la Repubblica Popolare Cinese ha creato ormai da decenni in Tibet.
Questo ennesimo tragico gesto di due monaci poco più che adolescenti è una testimonianza drammatica che la propaganda cinese sul benessere e la felicità dei tibetani non sono altro che un cumulo di falsità a cui solo i disinformati o quelli in mala fede possono credere.
Chiediamo anche al nuovo primo ministro del Governo Tibetano in Esilio, Lobsang Sangye, di levare una voce forte e decisa e denunciare con chiarezza la brutale politica di Pechino sul Tetto del Mondo.

Claudio Cardelli – Presidente Associazione Italia Tibet

La notizia è stata ripresa anche dal giornale Il Riformista e dal blog di Piero Verni, per visualizzare l’articolo clicca qui

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