Ancora arresti e rapimenti per soffocare Tiananmen

Nel giorno dell’anniversario del massacro di Tiananmen, la piazza e le vie circostanti sono sotto il controllo serrato della polizia, mentre si registrano arresti domiciliari, e rapimenti “temporanei” di attivisti e personalità critiche verso il governo proprio per il suo tentativo di mettere sotto silenzio ogni discussione su quanto avvenuto il 4 giugno 1989. Per le strade della capitale vi sono centinaia di migliaia di poliziotti in borghese e in divisa, controlli agli incroci, con verifiche di carte di identità e perquisizioni, soprattutto nei percorsi che danno sulla piazza, dove 22 anni fa si è consumata l’uccisione di centinaia e forse migliaia di giovani ad opera dell’esercito della liberazione. Nelle scorse settimane molti dissidenti e attivisti sono stati messi agli arresti domiciliari, ma la lista ha bisogno di essere aggiornata con il rapimento di alcune personalità di primo piano. Il 1° giugno Bao Tong e sua moglie sono stati portati via da Pechino in un luogo sconosciuto, ad opera di agenti della pubblica sicurezza. Bao Tong, ex aiuto di Zhao Ziyang, segretario generale del Partito nell’89, era contrario all’intervento dell’esercito sulla piazza Taiananmen e per questo ha subito sette anni di carcere e tuttora vive sotto il controllo della polizia 24 ore su 24. Ding Ziling e Zhang Xianling, rispettivamente fondatrice e membro delle Madri di Tiananmen, sono nella loro casa di Pechino sotto il controllo della polizia, come pure il dissidente Gao Hongming. Ieri a Xian (Shaanxi), Yang Hai è stato costretto dalla pubblica sicurezza a “fare un viaggio” lontano da casa, dove si trova la madre che è molto malata e ha bisogno di cure quotidiane. Yang è un attivista e uno dei leader degli studenti nell’89. A Chongqing, Mu Jiayu, insegnante in pensione, è stato posto sotto controllo: è vigilato ovunque vada e non gli è permesso di lasciare la città. A Nanchino (Jiangsu), Li Yong, membro del movimento democratico dell’89, è stato minacciato dalla polizia a non creare problemi. La polizia lo ha avvertito che in questi giorni il suo computer, internet e cellulare saranno bloccati. Lo scrittore Liang Xiwen e l’attivista democratico Wang Ming sono stati minacciati dalla polizia a non lasciare le loro case. Nei giorni scorsi, la polizia di Qianjiang (Hubei) ha messo sotto più stretto controllo la casa e l’ufficio dell’attivista per i diritti umani Yao Lifa.  La casa di Yao è sotto la sorveglianza continua della polizia fin da febbraio, quando sono iniziati gli appelli della “rivoluzione dei gelsomini”. Due giorni fa,  il poeta Wu Mingliang (di Guangzhou), è stato chiamato dalla polizia per “una conversazione” e la sera è stato portato in un luogo sconosciuto. Due giorni fa, Hong Lei, portavoce del governo, ha dichiarato che i cinesi “nei diritti umani, godono oggi della migliore situazione in tutta la loro storia”. In realtà, molti studiosi fanno notare che sebbene la Cina sia diventata la seconda potenza mondiale dal punto di vista dell’economia, lo stato di diritto è ancora di là da venire. Anche lo sviluppo economico lascia centinaia di milioni di cinesi al di sotto della soglia della povertà. In più, è molto diffusa  ira e scandalo per ingiustizie, corruzione e nepotismo: proprio la miscela che ha fatto scoppiare il movimento democratico dell’89.

Fonte: Asia News, 5 giugno 2011

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