Anche l’ONU chiede di far luce sulle uccisioni di Rohingya

Mentre emergono dettagli sul nuovo massacro di Rohingya nello Stato occidentale birmano di Rakhine, si muovono le Nazioni Unite. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha chiesto ieri da Ginevra al governo di Naypyitaw di investigare con urgenza le informazioni sull’uccisione di oltre 40 membri di questa etnia non riconosciuta dal governo e perseguitata per la fede musulmana da parte di buddhisti estremisti con il sostegno delle autorità.

“Deploro la perdita di vite umane a Du Chee Yar Tan e chiedo che le autorità avviino un’indagine completa, rapida e imparziale e garantiscano giustizia alle vittime e alle loro famiglie”, ha comunicato in una nota Pillay.

La presa di posizione Onu è arrivata a seguito di quello che il comunicato indica come “informazioni credibili” sui gravi eventi delle ultime due settimane. Il 9 gennaio, otto Rohingya sarebbero stati uccisi nel villaggio che si trova presso il confine con il Bangladesh, paese che ospita in condizioni disperate almeno 200.000 profughi di questa etnia. Quattro giorni dopo, un sergente della polizia sarebbe stato catturato e ucciso dagli stessi Rohingya. La ritorsione della polizia locale e di folle di buddhisti avrebbe portato a violenze indiscriminate la sera dello stesso giorno, provocando almeno 40 morti, tra cui donne e bambini. Queste informazioni sono state trasmesse alle autorità, ha confermato Pillay. “Rispondendo a questi fatti in modo rapido e deciso, il governo ha la possibilità di mostrare trasparenza e affidabilità, utili a rafforzare democrazia e stato di diritto in Myanmar”.

I fatti di Du Chee Yar Tan confermano anche che la tensione resta alta e pronta a esplodere a distanza dei primi scontri tra giugno e ottobre 2012 tra birmani buddhisti e Rohingya musulmani che hanno portato finora alla morte di centinaia di persone e alla fuga di almeno 140.000 profughi.

Le autorità negano le aggressioni e le vittime civili, mentre parlano di uno scontro tra le comunità in cui potrebbe essere stato ucciso un poliziotto. Il portavoce dell’amministrazione dello Stato di Rakhine ha fatto sapere ieri alla stampa di avere visitato l’area ma di non avere trovato prove di uccisioni di massa. I mass media ufficiali hanno finora negato i massacri.

L’ultima accusa verso il governo è arrivata due giorni fa dall’organizzazione per i diritti umani Fortify Rights, con base a Bangkok. Citando testimonianze in loco, l’organizzazione ha descritto gli eventi recenti come i “più sanguinosi” dall’ottobre 2012. “Il numero delle vittime potrebbe essere più elevato – hanno fatto sapere i responsabili – ma le informazioni sono rese difficili dalle restrizioni all’accesso nella regione di osservatori indipendenti imposte dalle autorità”.

Fonte: Misna (Missionary International Service  News Agency)

Articolo su BBC.co.uk (inglese): Burma violence: UN calls for Rohingya deaths inquiry

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