Anche l’India si mobilita in difesa della lingua tibetana

Una marcia a lume di candela per sostenere la protesta degli studenti tibetani, che chiedono al governo cinese di smetterla di attaccare lingua e tradizioni dell’altopiano. L’hanno organizzata gli Studenti per il Tibet libero, un gruppo composto da esuli tibetani che oggi vivono in India, ieri, 1 novembre. La scorsa settimana circa 6mila giovani tibetani erano scesi in piazza nella provincia di Amdo – che i cinesi chiamano Qinghai – per protestare contro la decisione del governo di eliminare i libri di testo e le ore di insegnamento in tibetano. Gli studenti delle province confinanti hanno manifestato solidarietà, e accusano i cinesi di etnia han – maggioritaria nel Paese – di aver lanciato una campagna di distruzione della cultura tradizionale. Tenzin Choedon, direttore degli Studenti per il Tibet libero, spiega: “Il linguaggio è fondamentale, e questo attacco alla lingua tibetana dimostra il tentativo di Pechino di assimilare le due culture. Noi vogliamo dire che questa politica è discriminatoria e sbagliata”. Il problema per una volta non riguarda soltanto il Tibet. Nel luglio del 2010, circa 8mila cinesi han si sono impegnati contro la decisione di Pechino, che voleva rimpiazzare il cantonese con il mandarino. Alla fine, le autorità hanno ceduto alle pressioni. Tenzin Dorjee, attivista per i diritti umani, conclude: “» un diritto inalienabile per ogni tibetano, quello di imparare nella sua lingua. Chiediamo ai governi di tutto il mondo di pressare quello cinese, affinchÈ rispetto i diritti di linguaggio”.

Fonte: Asia News, 2 novembre 2010

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