Amnesty: la Cina tortura gli avvocati

La Cina riduce al silenzio gli avvocati che si occupano di diritti umani. E’ la denuncia che arriva da Amnesty International, che ha presentato oggi (30 giugno) un rapporto ad Hong Kong. “Gli avvocati che si occupano di diritti umani – questa l’accusa – sono sottoposti a un crescendo di tattiche del silenzio, dalla sospensione o revoca della licenza fino alle minacce, alle sparizioni forzate e addirittura alla tortura”. L’organizzazione umanitaria mette alle strette il governo cinese. In un’indagine dettagliata, infatti, si spiega che i provvedimenti repressivi sono in atto da almeno due anni, ma si sono notevolmente intensificati negli ultimi mesi. E’ “un attacco implacabile”, si legge nel testo. Il motivo scatenante sarebbe “il timore di una ‘rivoluzione dei gelsomini’ ispirata alla primavera araba”. Lo ha spiegato il vice direttrice del programma Asia e Pacifico di Amnesty, Catherine Baber. Questo timore, a suo avviso, “ha spinto il governo ad arrestare decine di oppositori e attivisti, compresi quelli che agiscono online. Le autorità hanno effettuato retate di avvocati che si occupano di cause relative alla libertà di religione, libertà di espressione e diritti sulla terra”. Gli avvocati devono sottoporsi a una “valutazione annuale” da presunti ordini indipendenti, che molti ritengono senza fondamento legislativo. “Gli avvocati che  si arrischiano a occuparsi di cause sensibili – così il rapporto -, come quelle che hanno a che fare coi diritti umani, spesso non superano l’esame e si vedono sospendere o revocare la licenza”. “Quando la valutazione annuale e le minacce non li fermano – continua Amnesty – gli avvocati sono messi a tacere attraverso violazioni degli standard internazionali sui diritti umani e delle stesse leggi cinesi. A causa delle pressioni, delle intimidazioni e delle persecuzioni, il loro numero si eè ridotto: su oltre 204mila avvocati, solo poche centinaia osano occuparsi di diritti umani”. Non si fa attendere del governo cinese, che respinge tutte la accuse. “La Cina è un paese regolato dalla legge e le autorità giudiziarie esaminano i vari casi basandosi sulla legge”. Così il portavoce del ministero degli Esteri, che cerca di minimizzare la denuncia: “Gli avvocati fanno il loro lavoro sulla base della Costituzione – aggiunge – e non esistono le cosiddette scomparse o detenzioni arbitrarie”.

Fonte: Rassegna.it, 30 giugno 2011

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