Amnesty International: rapporto annuale stato dei diritti umani nel mondo 2016-2017 [video]

È il momento di lottare contro le politiche di demonizzazione che stanno creando divisioni e pericoli nel mondo.
Per milioni di persone, il 2016 è stato un anno di continua sofferenza e paura, poiché governi e gruppi armati hanno compiuto violazioni dei diritti umani nei modi più diversi. Il mondo si sente insicuro e impaurito davanti a un futuro tanto incerto. Ma è proprio in questi momenti che abbiamo bisogno di voci coraggiose, di eroi comuni che si oppongano all’ingiustizia e alla repressione.

Il rapporto annuale di Amnesty International 2016-2017 fotografa lo stato dei diritti umani nei 159 paesi e territori del mondo e la situazione è preoccupante.

Gianni Ruffini, direttore di Amnesty Intenational Italia fa emergere un quadro agghiacciante.

Difensori dei diritti umani

In Asia Orientale, i difensori dei diritti umani sono stati vittime di attacchi mirati e le autorità hanno limitato la possibilità per la società civile di sollevare questioni che ritenevano controverse.

Nel continuo giro di vite della Cina sotto il governo di Xi Jinping, difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti e attivisti hanno subìto crescenti e sistematiche intimidazioni e molestie, compresi arresti arbitrari e tortura e altri maltrattamenti. Anche i familiari delle persone detenute sono stati sottoposti a sorveglianza di polizia, molestie e restrizioni alla libertà di movimento. Le autorità hanno intensificato il ricorso alla “sorveglianza residenziale in una località designata”, che ha permesso alla polizia di trattenere le persone fino a sei mesi al di fuori del sistema di detenzione formale, senza accesso a un avvocato di loro scelta o alle famiglie. È aumentato anche il numero di detenuti costretti a fare “confessioni” in televisione. Le autorità hanno nuovamente bloccato migliaia di siti web. Nella provincia del Guangdong, la Cina ha messo in atto un giro di vite nei confronti di lavoratori e sindacalisti, spesso negando ai detenuti l’accesso agli avvocati con pretesti di “sicurezza nazionale”.

Con la scusa di rafforzare la sicurezza nazionale, il governo cinese ha anche redatto o emanato leggi e regolamenti che potrebbero essere utilizzati per mettere a tacere il dissenso e reprimere i difensori dei diritti umani, accusandoli di aver commesso reati definiti in modo vago come l’“incitamento alla sovversione” e la “diffusione di segreti di stato”. Ci sono stati timori che la nuova legge sulla gestione delle organizzazioni non governative straniere potesse essere usata per intimidire e perseguire i difensori dei diritti umani e le Ngo e quella sulla sicurezza informatica per minare la libertà d’espressione e la riservatezza.

Nonostante ciò, gli attivisti hanno avuto il coraggio di essere innovativi. Quattro difensori dei diritti umani sono stati arrestati per aver commemorato il 27° anniversario della repressione di piazza Tiananmen, del 4 giugno 1989. Hanno diffuso online la pubblicità di una popolare bevanda alcolica nella cui etichetta c’era scritto “Ricorda, otto liquore sei quattro”, un gioco di parole in cinese che riecheggiava la data del famoso evento, accompagnato dall’immagine dell’“uomo del carro armato”. L’azione ha avuto grande diffusione sui social network prima di essere censurata.

A ottobre, Ilham Tohti, noto intellettuale uiguro che aveva incoraggiato il dialogo tra uiguri e cinesi han, ha ricevuto il premio Martin Ennals 2016 per i difensori dei diritti umani, per il forte impegno profuso nonostante il grave rischio che correva. Attualmente sta scontando la condanna all’ergastolo con l’accusa di “separatismo”.

A Hong Kong, gli studenti Joshua Wong, Alex Chow e Nathan Law sono stati condannati per “partecipazione a una riunione illegale”, in connessione con il ruolo che avevano avuto negli eventi del 2014, da cui era nata la Rivoluzione degli ombrelli a favore della democrazia.

Discriminazione

Il parlamento giapponese ha approvato la prima legge nazionale contro il sostegno all’odio e i discorsi d’incitamento all’odio nei confronti dei cittadini originari di altri paesi e i loro discendenti, in risposta all’aumento delle manifestazioni che promuovevano la discriminazione. La legge è stata criticata per il suo ambito limitato e la mancanza di sanzioni. La discriminazione nei confronti delle minoranze sessuali o etniche è rimasta grave.

In Cina, la libertà di religione è stata sistematicamente violata. Alcuni progetti di modifiche legislative hanno previsto disposizioni per aumentare il potere dello stato di controllare e sanzionare alcune pratiche religiose, ancora una volta in nome della sicurezza nazionale, per fermare “infiltrazioni ed estremismo”. Se approvate, tali modifiche potrebbero essere utilizzate in particolare per reprimere ulteriormente i diritti alla libertà di religione e di credo delle comunità cristiane non riconosciute dallo stato, dei buddisti tibetani e degli uiguri musulmani. Nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro, il governo ha arrestato scrittori di etnia uigura e redattori di siti web in lingua uigura.

I tibetani hanno subìto continue discriminazioni e restrizioni dei diritti alla libertà di pensiero, coscienza e religione, espressione, associazione e riunione pacifica. Il blogger tibetano Druklo è stato condannato a tre anni di carcere per “incitamento al separatismo”; tra i capi d’accusa c’erano alcuni suoi commenti postati online sulla libertà religiosa e sul Dalai Lama. Nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro, il governo ha continuato a violare il diritto alla libertà di religione e ha represso duramente le riunioni religiose non autorizzate.


Rapporto completo Amnety International: Violazioni dei diritti umani in Cina

English article: Amnesty International Report 2016/2107, Human Rights violations in China

 

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