Altro che Via della Seta: ecco il treno fantasma cinese. Storia di un treno fantasma che è partito dalla Cina ma non è mai arrivato in Italia.

C’è un buco nella via della Seta tra Italia e Cina. Lo scopriamo grazie alla Rivista Culturale diretta da Melissa Pignatelli. Cominciamo dall’inizio: il racconto è affascinante, perché è la storia di un treno fantasma che è partito ma non è mai arrivato.


Una nuova Via della Seta, annunciano i giornali, collega l’Italia alla Cina: è partito-titola la stampa-martedì 28 novembre 2017 a mezzogiorno, il primo treno che da Mortara, in provincia di Pavia, arriva fino a Chengdu, nella Provincia dello Sichuan. Un viaggio che ripercorre alcuni tratti delle antiche rotte di commercio attraverso l’Europa, la Russia, l’Asia Centrale, fino alla Cina. Uno spostamento di una durata complessiva di diciotto giorni a fronte dei quaranta-quarantacinque necessari per il commercio via mare.

Mortara, già centro intermodale del commercio su rotaia dell’hinterland milanese, è importante per le sue connessioni con il Nord Europa, in particolare con il porto di Rotterdam. La prima fermata della nuova ferrovia è Malaszewicze, in Polonia, nei pressi del confine con la Bielorussia. La cittadina polacca è già un importante snodo commerciale della regione di Varsavia per il commercio con la Russia; e grazie a questa via sarà la nuova porta d’ingresso europea per le merci in provenienza dall’Asia.

La ferrovia prosegue attraversando la Russia e il Kazakistan, dove esegue una seconda fermata a Dosthyk, nella regione della capitale kazakha Almaty. Dostykh è un punto di passaggio geografico importante, conosciuto fino dai tempi antichi. Situato nei pressi della Porta degli Zungari, è il punto di passaggio più agevole delle catene montuose che dalla Manciuria all’Afghanistan separano l’Asia Centrale dalla Cina. La Valle degli Zungari, antico regno mongolo nato nel VII o VIII secolo e sconfitto dai cinesi nel XVII circa, era infatti già una delle tappe dell’antica Via della Seta in quanto era un punto facile per l’attraversamento di carovane e cavalli.

Le prime testimonianze dell’esistenza di questa porta risalirebbero addirittura alle Storie di Erodoto. Egli narra infatti di un viaggiatore, Aristea, nativo dell’Asia Minore, che si sarebbe spinto oltre le terre dei Massageti, degli Issedoni e degli Arimaspi (tutti popoli delle steppe dell’Asia Centrale e della zona iranica) fino ad arrivare nell’Iperborea, l’estremo nord del mondo abitato. Per raggiungere gli Iperborei, Aristea avrebbe attraversato questa Valle, solo in seguito chiamata degli Zungari.

Il treno merci, passata dunque la porta di Dostykh, entra in Cina dello Xinjiang fino alla destinazione finale di Chengdu, nella parte centrale della Cina. La città, gemellata dal 1999 con Palermo, è già un importante hub per il commercio aereo e ferroviario cinese.

L’interesse della Cina ad aprirsi una propria via di comunicazione con l’ Europa mediterranea è chiara. Di quali flussi di merci potrà beneficiare il sistema produttivo italiano con l’apertura di questa nuova via di comunicazione rimane da scoprire.

Questo è l’affascinante racconto che faceva la Rivista Culturale di questo tratto ferroviario della Via della Seta tra Chenhgdu e Mortara.

Ma il treno non è mai partito, lo abbiamo soltanto immaginato. Passa il tempo e la direttrice della rivista, Melissa, fa alcune verifiche: a che punto siamo – domanda agli imprenditori del pavese – con i commerci con la Cina? In realtà, scopre, non è mai partito nessun treno da Chengdu, gli investitori cinesi, che gonfiavano il petto come tacchini, sono spariti e a Mortara sono ancora lì che aspettano. Sì, aspettano, un po’ come in “Bartali”, il famoso pezzo di Paolo Conte: “Sono qui in cima a un paracarro… quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali…” Ma Bartali con la sua bicicletta, prima o poi arrivava, il treno dei cinesi non si è mai visto.

Fonte: Alganews,23/01/2020

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