All’incontro Onu sul clima, tutti attendono le mosse di Pechino contro l’effetto serra

Secondo l’Onu, la Cina annuncerà grandi progetti per combattere l’inquinamento e il surriscaldamento del pianeta e si proporrà addirittura quale leader mondiale nella lotta contro i cambiamenti climatici, durante il summit in corso a New York presso le Nazioni Unite con la partecipazione di circa 100 Stati. Ma gli Stati Uniti e altri Paesi aspettano di vedere un concreto impegno di Pechino, che ogni anno brucia oltre due miliardi di tonnellate di carbone.

Yvo de Boer, capo dell’Ufficio Onu per il Clima, ha detto che Pechino ha approntato un ambizioso programma per l’uso di energie rinnovabili, una migliore efficienza nella produzione e nell’uso dell’energia, la diminuzione dell’inquinamento per il traffico di autoveicoli e la chiusura degli impianti inquinanti. Anche l’India ha annunciato importanti misure contro l’inquinamento, seppure meno ambiziose. De Boer si è mostrato entusiasta del progetto cinese, al punto da dire che Pechino potrebbe così “diventare leader mondiale nella lotta contro i cambiamenti climatici”.

Non si conoscono i dettagli dei programmi, anche se il presidente Hu Jintao ha già detto che per il 2020 il 15% dell’energia cinese sarà prodotta da fonti rinnovabili. Di fatto la Cina, insieme agli Stati Uniti, causano circa il 40% delle emissioni mondiali di anidride carbonica. Per cui qualsiasi accordo mondiale non può prescindere dalla partecipazione effettiva dei due Stati.

Peraltro Jose Barroso, presidene della Commissione europea, ha commentato che “i negoziati sono prossimi a un punto morto”.

Tutti attendono l’incontro bilaterale tra i due presidenti Barack Obama e Hu Jintao, già fissato dopo il termine del summit. Obama ha annunciato da tempo una politica ecologista, al contrario della chiusura dell’ex presidente George W. Bush, che non approvò il protocollo di Kyoto del 1997, ritenendolo poco utile in quanto non impegnativo per nazioni in via di sviluppo, ma molto inquinanti come Cina e India. Tuttora gli Usa dicono di attendersi impegni precisi dalla Cina, prima di impegnarsi a loro volta.

Quest’anno la Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato una legge che prevede limiti all’emissione di gas serra, la diminuzione del 17% delle emissioni inquinanti dal 2005 al 2020 e dell’ 83% entro l metà del secolo.

Il summit odierno vuole predisporre il terreno per un nuovo accordo per combattere i mutamenti climatici, che si spera di poter siglare all’incontro fissato a dicembre a Copenhagen tra 190 Nazioni. Gli ultimi incontri non hanno avuto esiti, per le divisioni tra i Paesi ricchi che chiedono a tutti di evitare fonti energetiche inquinanti e quelli poveri, o in via di sviluppo, Questi ultimi affermano che l’attuale situazione è soprattutto responsabilità dei Paesi ricchi e che l’utilizzo di tecnologie e fonti energetiche non inquinanti è molto più dispendioso: per cui chiedono in cambio significativi aiuti economici.

Per la sua rapida crescita economica e industriale, Pechino ha avuto bisogno di immense quantità di energia, ottenuta soprattutto tramite centrali a carbone, molto inquinanti. Il risultato è che la Cina, seppure si definisca un Paese in via di sviluppo, inquina non molto meno degli Stati Uniti.

Il problema sarà ripreso la prossima settimana nell’incontro dei G20 a Pittsburgh, dove si discuteranno gli aiuti economici dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo per spingerli ad adottare fonti energetiche non inquinanti.

Fonte: AsiaNews, 22 settembre 2009

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