Allarme della CGIA di Mestre per l’invasione cinese del mercato italiano

Sono circa 50mila le aziende cinesi presenti in Italia. Si concentrano principalmente in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Dal 2002 al 2009 la loro presenza e’ cresciuta del 131,1 per cento. Particolarmente attive Ie aziende cinesi nel commercio e nel settore ambulante, ma anche  manifatturiero ed in particolare il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e le calzature.

La ricerca è della Cgia di Mestre, secondo il segretario Bortolussi “rischiamo di sottovalutare la presenza dei loro imprenditori sul nostro territorio che e’ sempre piu’ massiccia e diffusa. Ormai in alcune zone del Paese alcune filiere produttive o commerciali sono completamente in mano loro. Senza contare – conclude il segretario generale della CGIA – il ritorno di fenomeni preoccupanti come lo sfruttamento della manodopera e il capolarato che da decenni avevamo praticamente debellato”.

ll maggior numero di imprenditori cinesi si trova in Lombardia (10.129); segue la Toscana (9.840), terzo in questa speciale classifica il Veneto (5.798). Al Sud  è la Campania la regione maggiormente scelta da imprenditori cinesi (2.522 ), segue la Sicilia (2.077) e la Puglia (1.085).

Nonostante la crisi tra il 2008 e il 2009 la presenza di aziende cinesi e’ aumentata su tutto il territorio nazionale del 7,8 per cento con crescite significative in Piemonte (+12,2 per cento), in Lombardia (+9,5 per cento) e in Veneto (+8,9 per cento).

Altro dato interessate e’ quello che concerne l’incidenza degli imprenditori cinesi sul totale dell’imprenditoria straniera presente in Italia che si attesta, ormai, all’8,3 per cento. Dati che vanno analizzati e che devono spingere le autorità nazionali, attraverso la Guardia di Finanza, e soprattutto quelle locali, con la polizia municipale, a un maggior controllo del  territorio, affinchè non si ripetino episodi di sfruttamento e di evasione fiscale. Non si può essere contrari, né si possono fare campagne contro la presenza di stranieri e, in particolare, di cinesi sul territorio , ma occorre che tutti rispettino le regole e che la loro attività commerciale non rappresenti un handicap per l’economia italiana. L’inosservanza  di queste norme e principi incidono notevolmente sull’aumento del tasso di disoccupazione interna, già elevata per altri fattori macroeconomici.

NDR: Oltre a rappresentare un handicap per il nostro mercato l’economia cinese si basa in gran parte sulla violazione dei diritti umani.

Gianluigi Indri, 3 aprile 2010

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