Aldo Milone: “Se la ricchezza cinese è perlopiù illegale, facciamone a meno”

Il capogruppo di Prato libera e sicura critica i metodi di studio adottati dall’Irpet: “Hanno fatto come l’Istat che ha inserito nel Pil anche il traffico di droga e la prostituzione”

PRATO. “La ricerca Irpet, dalla quale emerge che il Pil prodotto dalle aziende cinesi a Prato è del 11%, pari a 750 milioni di euro, non mi sorprende affatto,osserva Aldo Milone , capogruppo di Prato libera e sicura, anzi credevo che fosse maggiore anche perchè l’anno scorso la stessa ricerca aveva evidenziato un’evasione fiscale di più di 1 miliardo di euro all’anno. Sono due dati decisamente diversi. Ormai considerare l’illegalità come un valore aggiunto non mi stupisce, basta leggere le novità che l’Istat dall’anno scorso ha introdotto per calcolare il Pil nazionale, sono state considerate come voci, il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di alcol e di sigarette.

Così è stato fatto anche nel caso della ricerca Irpet che non si è affatto preoccupata di capire da dove vengono fuori questi 750 milioni di euro. Se consentissimo anche ai pratesi, e non mi si accusi di fare demagogia, di operare con le stesse modalità con cui operano le aziende cinesi forse il Pil provinciale crescerebbe a dismisura.

“Purtroppo si continua – prosegue Milone – o non si vuole vedere le origini di tanta ricchezza. Qualche settimana fa l’Ispettorato del lavoro ha riscontrato per il 2014 un’evasione contributiva di 5 milioni di euro attraverso il controllo di circa 740 aziende cinesi, tale evasione è presente anche nel report dell’Inali.

Come pure si può giungere a concludere che tutti i controlli eseguiti dal gruppo interforze, da cui emergono le violazioni più disparate dall’evasione contributiva a quella fiscale, sono invenzioni o falsi. Così come le indagini svolte dalla Guardia di Finanza locale e fiorentina quando riscontrarono che in 4 anni erano stati trasferiti illegalmente in Cina circa 4,5 miliardi attraverso i money transfer.

E vogliamo parlare dell’allarme lanciato dall’Unione Industriale e dalla stessa CGIL qualche giorno fa in merito alla concorrenza sleale verso tintorie, rifinizioni, stamperie e filature pratesi da parte di aziende cinesi? o quello della Coldiretti verso gli agricoltori sempre orientali? Se questa ricchezza è conseguenza di attività illegali, io ne farei anche a meno”.

“Se poi non è possibile, consentiamolo a tutti – conclude Milone – e non bisogna neanche storcere il naso di fronte a quelle attività che producono ugualmente ricchezza ma svolte da organizzazioni mafiose italiane”

Il Tirreno Prato,28/03/2015

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