Agopuntura patrimonio dell’umanità

La Cina sta cercando di ottenere il riconoscimento di patrimonio culturale intangibile dell’umanità dell’Unesco, per l’agopuntura. Lo ha annunciato in conferenza stampa Wu Gang, vice direttore dell’amministrazione statale per la medicina tradizionale cinese. Già nel 2003 la Cina aveva tentato il riconoscimento di tutta la medicina tradizionale, che fu respinto, per poi spingere i funzionari cinesi a chiedere il riconoscimento per la sola agopuntura.
Normalmente ci vogliono due anni affinché l’Unesco si pronunci su una decisione, dal momento che bisogna esaminare anche un poderoso dossier. La comunità scientifica ha più volte ribadito che i “presupposti” su cui si basa l’agopuntura sono del tutto privi di valore scientifico. Il NCAHF (National Council Against Health Fraud) nel 1990 ha rilasciato uno studio secondo il quale “La ricerca durante gli ultimi venti anni ha fallito nel dimostrare che l’agopuntura sia efficace contro qualunque malattia” e che “gli effetti percepiti dell’agopuntura sono probabilmente causati da una combinazione di aspettative, suggestione, revulsione, condizionamento e altri meccanismi psicologici. In parole povere, molti degli effetti benefici percepiti sono probabilmente causati da cambiamenti nello stato d’animo, dall’effetto placebo e dalla fallacia regressiva. Di diverso avviso la metanalisi condotta da un gruppo di studiosi dell’Università del Maryland, Scuola di Medicina di Baltimora, guidato dal professor Eric Manheimer, realizzata passando in rassegna una serie di importanti ricerche già pubblicate, per valutare l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento dell’osteoartrite al ginocchio. Lo studio, pubblicato sul numero di giugno 2007 degli Annals of Internal Medicine (E Manheimer et al, Ann Inter Med 2007 June 19, 146(12):868-877), ha dimostrato, con dati oltremodo significativi, che l’agopuntura è più efficace della cura farmacologica. Per usare le parole dello stesso professor Manheimer, non c’è dubbio che l’agopuntura produca “autentici effetti biologici”. Certamente l’agopuntura, nell’uomo e negli animali, libera endorfine con azione verificata su dolore somatico (cefalea, artrosi) e viscerale (dismenorrea), ma è anche in grado di agire su fertilità, tossicodipendenza e depressione. Secondo il professor Du Wendong, dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Nanjing, Scuola di Medicina Tradizionale Cinese (MTC), l’agopuntura può aiutare a prevenire i suicidi. E lo afferma ricordando che dal 1985, ossia da quando nella sua università si è iniziato a trattare con l’agopuntura gli studenti con problemi mentali, non vi sono più stati casi di suicidio. Attraverso i media anche occidentali, il professor Wendong fa sapere che con il suo servizio di mental crisis intervention hanno impedito il suicidio in oltre 160 casi a partire dal 1985, e lo stesso servizio di consultazione psicologica della scuola ha offerto sostegno a circa 80mila persone. Inoltre, Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Memorial Sloan-Kettering, mostra come l’intervento con l’agopuntura possa ridurre il dolore e le disfunzioni correlate in soggetti affetti da cancro alla testa e al collo. In più riduce gli effetti collaterali di trattamenti come chemioterapia o radioterapia che possono comprendere affaticamento, secchezza delle fauci, nausea e vomito. Lo studio in questione è stato condotto su 58 pazienti con diagnosi di carcinoma che soffrivano di dolori cronici o disfunzione dovuta a una dissezione del collo. I pazienti sono stati suddivisi a caso in due gruppi. Gli appartenenti al primo gruppo hanno ricevuto dei trattamenti di agopuntura, una volta a settimana, per quattro settimane. Gli appartenenti al gruppo di controllo hanno continuato a ricevere le cure standard, comprese terapie fisiche e farmaci antidolorifici e antinfiammatori. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Clinical Oncology e mostrano che il gruppo “agopuntura” aveva beneficiato di una significativa riduzione del dolore e della disfunzione, rispetto al gruppo di controllo. Gli stessi appartenenti al gruppo trattato con l’agopuntura ha mostrato una riduzione dei sintomi associati alla radioterapia come, per esempio, la xerostomia (una estrema secchezza delle fauci). Inoltre, una recente eseguita dal Neurobiologo Maiken Negergaard e dai suoi collaboratori presso l’University of Rochester Medical Center e pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience, l’agopuntura agisce favorendo il rilascio nei tessuti interessati di adenosina, che entra in relazione con svariate funzioni cerebrali. Ed anche in Italia, anche se non numerosi, si sono condotti studi sull’efficacia clinica dell’agopuntura, pubblicati già 10 anni fa, in un libro bianco da me coordinato e pubblicato dalla Società Italiana di Agopuntura che, fra l’altro, terrà qui a L’aquila, in giugno, il suo prossimo congresso annuale.

Fonte: Agora magazine, 15 settembre 2010

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