Agire per fermare le atrocità in Cina

Quando Damon Noto — medico e portavoce del gruppo per la protezione medica Doctors Against Forced Organ Harvesting — viaggia per il mondo parlando a politici e governanti riguardo al tema dell’abuso dei trapianti in Cina, gli viene inevitabilmente chiesto: «Bene, ma cosa stanno facendo gli Stati Uniti in tutto questo?»

La risposta, per il momento, è: non molto.

( Nella foto: Il Dr. Damon Noto, portavoce di Doctors Against Forced Organ Harvesting, al forum tenuto a Capitol Hill il 19 luglio 2013)

Per sette anni si sono accumulate prove che il Partito comunista cinese, attraverso la sua rete personale di sicurezza, i campi di lavoro e un affiatato apparato medico-militare sta prelevando forzatamente organi ai prigionieri di coscienza — in modo particolare ai praticanti del Falun Gong, una disciplina spirituale tradizionale perseguitata in Cina — e li sta vendendo ai ricchi, cinesi e stranieri, per ingenti profitti.

Un nuovo testo di legge, la House Resolution 281, proposto recentemente da due legislatori repubblicani Usa, Ileana Ros-Lehtinen e Robert Andrews, potrebbe rappresentare nei confronti dell’America, un prezioso aiuto per posizionarsi contro tali pratiche. La risoluzione «esprime preoccupazione per i persistenti e credibili rapporti di espianto sistematico di organi sancito dallo Stato dai prigionieri di coscienza non consenzienti nella Repubblica popolare cinese, tra cui un ingente numero di praticanti del Falun Gong, imprigionati per il loro credo».

Se la legge passasse, potrebbe anche generare una serie di conseguenze sia simboliche che reali — e le due spesso convergono quando il soggetto viene dalla Cina — per la difesa in tutto il mondo negli sforzi di esporre e fermare il trapianto illegale di organi in Cina.

«Renderà più difficile nascondere le cose», ha detto il dr. Noto in risposta alla domanda di un giornalista in un recente forum tenuto da Doctors Against Forced Organ Harvesting (Dafoh) a Washington: «Ai medici importa come vengono percepiti e questo ha un impatto», ha detto.

«Siamo nella fase in cui c’è bisogno di prendere delle decisioni. È un momento importante perché gli Stati Uniti agiscano. Abbiamo informazioni sufficienti per sostenere una nostra azione», ha aggiunto.

Gli avvocati che hanno cercato di portare l’attenzione sul tema negli ultimi sette anni sentono, in generale, che la risposta del resto del mondo, considerata la dimensione dell’atrocità, è stata troppo debole.

Come ragioni per cui molti Governi non hanno intrapreso maggiori azioni pubbliche, citano l’implicita o esplicita pressione da parte della Repubblica popolare cinese o la sua reputazione e il fascino del commercio con quella che era fino a poco tempo fa una delle economie a più rapida crescita del mondo.

Inoltre dicono che le orribili e fantascientifiche storie sotterranee di espianto forzato di organi, supervisionato dallo Stato cinese, non si integrano bene con la descrizione di una Cina in crescita che si sta integrando nel sistema internazionale.

La risoluzione della Casa Bianca è parte di un movimento globale in tutto il mondo per rispondere al prelievo forzato di organi in Cina e farebbe unire gli Stati Uniti agli altri Paesi che hanno usato le leggi per cercare di combattere in qualche modo tale problema.

In Israele, per esempio, nel 2008 è stata emanata una legge sul trapianto per impedire che le compagnie assicurative forniscano cure mediche ai cittadini che hanno ottenuto un organo prelevato illecitamente.

In Malesia, è in fase di elaborazione un disegno di legge che taglierebbe i sussidi per i farmaci anti-rigetto per gli organi ottenuti all’estero, che colpirebbero direttamente gli incentivi finanziari per ottenere organi dalla Cina.

Un legislatore del Nuovo Galles del Sud, lo Stato più popolare dell’Australia, ha proposto una legge che renderebbe illegale il turismo degli organi; anche il Belgio, il Regno Unito, la Spagna, Taiwan e altri Paesi hanno iniziato la stesura di una legislazione volta a simili obiettivi.

I pazienti negli Stati Uniti, tuttavia, continuano a viaggiare in Cina per ottenere organi e gli Usa continuano a formare medici cinesi per il trapianto di organi senza averli fatti dichiarare che non useranno queste competenze per prelevare organi da prigionieri giustiziati. A partire dal 2006, dopo che sono emerse le prime dichiarazioni sull’espianto forzato, due ospedali di Queensland, uno Stato nell’Australia del Nord, hanno vietato la formazione di medici cinesi.

Una potente voce morale, come la Risoluzione 281, che si staglia nel dibattito dichiarando che: «l’uccisione dei prigionieri politici e religiosi al fine di vendere i loro organi per i trapianti è un enorme e intollerabile violazione del diritto fondamentale alla vita», aiuterà considerevolmente, ha detto Jianchao Xu, professore assistente di nefrologia, alla Mount Sinai School of Medicine, allo stesso forum della Dafoh del 19 luglio. La risoluzione, dopo aver ricevuto abbastanza sostenitori, sarà sottoposta ad un processo di ampliamento prima di essere introdotta ai piani della Casa Bianca per il voto.

La risoluzione contiene alcune azioni consigliate, come «un’indagine completa e trasparente» da parte del Dipartimento di Stato per il trapianto di organi in Cina e un avvertimento ai cittadini americani in viaggio verso la Cina che gli organi per il trapianto in questo Paese potrebbero provenire dai prigionieri di coscienza.

«Tutti vogliono sapere ciò che il Congresso sta facendo e cosa sta facendo il Senato», ha detto il dottor Noto. «Quando gli Stati Uniti si muovono, ciò rende più facile il movimento anche per gli altri Paesi. Rende più facile il movimento per le organizzazioni mediche… fornisce loro una solida base per approvare le leggi e fare pressione alla Cina».

Matthew Robertson, The Epoch Times 25 Luglio 2013

English Version:
http://www.theepochtimes.com/n3/199462-doing-something-about-a-chinese-atrocity/

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