Adozioni, dalla Cina i primi arrivi: sono diciannove e tutte femmine Requisiti fondamentali per le coppie: benestanti, istruite e non obese

DA ROMA (Avvenire, 21 dicembre 2008).   S e non proprio ricchi, di certo benestanti (con reddito non in­feriore ai 30mila dollari l’anno) e proprietari di casa; con istruzione superiore, in buona salute e, so­prattutto, non obesi: senza questi requisiti non si può aspirare ad a­dottare un bambino in Cina. Dopo tanta attesa, è giunta l’ora anche de­gli italiani: una ventina di bambini cinesi – tutte femmine – sono già sta­te abbinate ad altrettante coppie del nostro Paese e presto, fra gennaio e febbraio 2009, arriveranno nel no­stro Paese. Si tratterà dei primi bam­bini cinesi adottati in Italia. Le bam­bine, prossime cittadine italiane, so­no piccole: hanno da pochi mesi a due anni; ora tutte alloggiate negli isti­tuti. Fra i requisiti ri­chiesti ai potenziali genitori di bambini cinesi c’è anche un tetto per l’età, 50 an­ni; possedere un pa­trimonio di almeno 80 mila dollari, l’aver contratto matrimonio da al­meno due anni. L’attesa per ab­bracciare il proprio figlio non è in­feriore ai due-tre anni.
  Per ora, solo due enti italiani, Aibi e Ciai, sono stati riconosciuti da Pe­chino per occuparsi di adozioni. En­trambi stanno completando l’iter per l’adozione delle 19 bambine (dieci per il primo, nove per il se­condo), nei prossimi giorni invie­ranno i documenti alle autorità cinese deputata alle ado­zioni (Ccaa, China Center for Adoption Affairs). Poi si atten­derà l’“invito” – così è chiamato – per partire e far incontrare genitori e fi­glie. Un appuntamento tanto atte­so che avverrà o prima del capo­danno cinese che è alla fine di gen­naio o subito dopo, nel mese di feb­braio.
  La permanenza nel Paese per le cop­pie è stimata in 2-3 settimane. «Per noi – spiega Irene Bertuzzi, respon­sabile adozioni internazionale del­l’Aibi – è una sorta di prova. È la pri­ma volta e non conosciamo in con­creto tutti i passaggi. Contiamo però di far partire le coppie tutte insie­me. Sappiamo che arriveranno nel­la capitale dove un funzionario del posto le accompagnerà in un’altra città per incontrare, in un luogo neu­tro, cioè non in istituto, le bambi­ne ». Ciò che colpisce è che tutti i prossimi adottati, sono femmine, come del resto appartiene a questo sesso la maggior parte dei bambini abbandonati in Cina. «In questo paese esiste ancora – aggiunge Ber­tuzzi – il retaggio culturale del figlio unico e l’aspettativa dei genitori si concentra sul figlio maschio. La femmina, soprattutto nelle zone ru­rali, è vissuta come ingombrante» e per questo è più facilmente abban­donata dopo la nascita.
 Le autorità di Pechino chiedono inoltre che i genitori non abbiano più di 50 anni

 

 

 

 

 
 

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