Acciaio, ormai la Cina è contro resto del mondo

Da un lato la Cina, che – sfidando le altre potenze mondiali in modo ormai aperto – è tornata a sfornare quantità record di acciaio. Dall’altro Bhp Billiton e Rio Tinto, che ora annunciano cali di produzione. ll rally del minerale di ferro ha trovato nuovi spunti, che il prezzo oltre 60 dollari per tonnellata, ai massimi da dieci mesi: sul mercato spot cinese le rilevazioni di Steel Index ieri lo davano a 64,30 $, in rialzo del 50% da inizio anno.

La forza dei consumi cinesi potrebbe forse esaurirsi, proprio a causa dei prezzi elevati, una volta che le acciaierie avranno completato il ristoccaggio. Ma nonostante i piani per ridimensionare l’industria siderurgica, la corsa di Pechino a produrre ed esportare acciaio rischia di non arrestarsi facilmente.

Il vertice di alto livello organizzato lunedì dall’Ocse a Bruxelles è finito con un muro contro muro: di fronte alle accuse di una trentina di Paesi, la Cina ha respinto con veemenza ogni responsabilità per i problemi del settore dell’acciaio, rifiutando di collaborare a un piano globale anti-crisi. «Se i consumatori non hanno appetito non si può dare la colpa a chi produce cibo», ha dichiarato in polemica il viceministro del Commercio Zhang Ji.

L’Unione europea, insieme agli Usa e altri 6 Paesi, il giorno dopo hanno diffuso un comunicato congiunto per invitare ad affrontare con urgenza il problema dell’eccesso di capacità, smettendo di tenere in vita con sussidi gli impianti in perdita. Washington ha anche minacciato nuovi dazi contro Pechino.

Sul fronte del minerale di ferro comincia intanto ad arrivare qualche segnale di riduzione dell’output, anche se non si tratta di tagli di produzione volontari e comunque l’entità è troppo modesta di fronte all’enorme surplus sul mercato. Per la prima volta dalla fusione tra Bhp e Billiton, nel 2001, la produzione del gigante australiano smette di crescere: nell’anno fiscale al 30 giugno sarà di 229 milioni di tonn, contro i 233 milioni dell’esercizio precedente. Il target ha subito ieri una nuova revisione al ribasso, legata al ciclone che a inizio anno ha colpito il Western Australia e a una manutenzione prolungata della sua rete ferroviaria. In gennaio era già stato tagliato del 4% (a 237 milioni di tonn), dopo il disastro nella miniera brasiliana Samarco.

Bhp segue a ruota Rio Tinto, che martedì aveva ridotto da 350 a 340 milioni di tonnellate la guidance per il 2017, a causa di ritardi nel programma AutoHaul per l’introduzione di treni senza manovratore.

Il Sole 24ore,21/04/2016

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