A PECHINO, SENZA OCCHI

Il fondo di Piero Ostellino “Con gli occhi a Pechino” su Il Corriere della sera del 21 aprile 2009 suscita strani sospetti.Sembra scritto da un infante o da un decrepito vecchio, entrambi comunque ignari di dittature, e contrasta con le dotte e puntuali analisi cui l’autore ci ha abituato, come “Lo stato canaglia”, ad esempio.Tratta della Cina, dai tempi di Mao ad oggi,che non sarebbe più un antagonista ideologico per il capitalismo, ma un partner affidabile e un’opportunità per i paesi emergenti. Fa sue le superficiali ed omissive parole della Banca Mondiale sullo sviluppo economico cinese. A produrre il miracolo sono state “la libertà e capacità dei singoli nonché delle aziende di intraprendere transazioni economiche volontarie con gli abitanti di altri paesi”.In realtà  a produrre il miracolo è stata “la politica delle porte aperte” di Deng Xiaoping imposta nel 1978 con la stessa graziosa maniera con cui sarebbe stato attuato il massacro di Piazza Tiananmen nel 1989. L’ “Arricchirsi è glorioso” di Deng consacrò l’apertura al mercato, la trasformazione dei funzionari del Partito Comunista in imprenditori, il commercio su scala mondiale dei prodotti del lavoro forzato ricavati a costo zero dai laogai, i lager cinesi inaugurati da Mao, ampliati e tuttora operativi, gli arresti indiscriminati delle operazioni “picchiare duro” yanda, gli arresti per quota proporzionati all’ampiezza del territorio e una rete di imprese lager in cui solo i cinesi resistono mangiando poco e lavorando tanto in un inferno senza legge. “il Partito è ricco e il popolo è povero”.Se aggiungiamo a questo le circa 85.000 rivolte popolari all’anno per espropri senza indennizzo o demolizioni arbitrarie per la speculazione edilizia, le sofferenze di 300 milioni di migranti che vagano per il paese in cerca di lavoro, la paura che attanaglia circa 200 milioni di cinesi non abortiti e privi di esistenza legale a causa della politica del figlio unico (per cui l’aborto dopo il primo figlio è un obbligo), fatichiamo a condividere la malcelata ammirazione per la Cina odierna manifestata da Ostellino.Egli scrive:”La Cina è diventata quello che è perché ha messo la sua storica burocrazia al servizio di uno sviluppo capitalistico accelerato”. Non voglio ripetermi, ma la burocrazia attuale in Cina non è storica, è solo comunista riciclata.e i suoi meriti come i suoi errori li conosceremo a regime caduto. Ben diversa era quella selezionata con gli esami imperiali da cui erano esclusi i nobili e i ricchi! Per concludere aggiungiamo che in Cina ci sono almeno 10.000 esecuzioni capitali all’anno per prelevare gli organi, senza consenso, dai corpi dei condannati a morte,  commerciarli con tutti i paesi e trapiantarli in centinaia di cliniche gestite solo dalla Polizia. Ostellino poi inneggia alla globalizzazione come rispondente ad un’esigenza di libertà dell’animo umano (o ad un’esigenza di arricchimento glorioso di chi la globalizzazione ci ha imposto?), si sente rincuorato dal fatto che la Cina abbia varato il più ampio pacchetto di rilancio dell’economia e Wen Jabao  dichiari che le cose vanno meglio del previsto. Ostellino, ma non lo sa che le dittature dichiarano sempre che tutto va bene? La Cina è stata sempre un grande paese, ma questo regime di menzogne ufficiali e di sangue nascosto (LAOGAI, SANGUE INFETTO,SARS, EPIDEMIE SILENZIATE, TRAFFICO DI ORGANI….) che ci può insegnare? E’ modernizzazione provocare catastrofi ambientali o erigere grattacieli tanto alti che, se vanno a fuoco, come è già accaduto, le pompe dell’acqua non arrivano alle fiamme dei piani superiori?  La Cina attuale è purtroppo un cavallo di Troia di cui è bene conoscere e non occultare il contenuto! La prego da fedele lettrice di regalarci un altro articolo sullo stesso argomento, ma degno di Lei.

                                                                                             

 

 

 

 

 

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