63^ Assemblea Mondiale della Sanità: i rapporti tra Cina e Taiwan

Lo scorso 22 marzo il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Margaret Chan, una cinese continentale, quindi sensibile agli umori di Pechino, ha inviato una lettera al ministro della Salute di Taiwan Yaung Chih-liang, invitandolo a partecipare alla 63a Assemblea Mondiale della Sanità. Il Governo di Taiwan ha deciso che sarà proprio il ministro Yuang a guidare personalmente la delegazione taiwanese che prenderà parte ai lavori che si apriranno il prossimo 20 maggio. L’agenda di quest’anno, anche se al momento provvisoria, prevede la trattazione di temi quali la preparazione alle influenze pandemiche, l’attuazione dell’International Health Regulation, in materia di sicurezza alimentare, assistenza sanitaria e prevenzione della contraffazione dei medicinali.

Ed è proprio grazie alla crescente attenzione che la comunità mostra nei confronti della sicurezza alimentare, che Taipei conta di dare un contributo forte e fattivo attraverso la rete delle Autorità per la Sicurezza Alimentare Internazionale dell’OMS, promuovendo un’iniziativa congiunta, volta a contrastare la diffusione dei cibi contaminati. Una piaga che anche da noi diviene notizia di cronaca, spesso in relazione a cibi di provenienza orientale.

Nonostante la situazione nello scacchiere orientale sia molto delicata, anche per l’apparente sostegno cinese all’Iran, soprattutto in chiave antistatunitense, è proprio la Repubblica Popolare Cinese per vicinanza geografica ad essere più esposta, insieme alla Federazione Russa, alle “esuberanze” della dirigenza iraniana di quanto lo siano effettivamente gli Stati Uniti d’America. Per questi motivi Pechino si sta dimostrando molto interessata alla stabilità dell’area di suo diretto interesse e sembra avere rapidamente archiviato le polemiche sorte dopo la fornitura di armamenti da parte di Washington a Taiwan, anzi, come l’invito rivolto dalla cinese continentale Chan a Taiwan sta ad indicare, sembra intenzionata a dare nuovo impulso al processo di intesa con il Governo di Taipei, avviato due anni fa con l’insediamento a Presidente della Repubblica di Cina (la dizione ufficiale di Taiwan) Ma Ying-jeou, che, avendo dichiarato di rinunziare ad una formale dichiarazione di indipendenza (l’isola è di fatto indipendente dal 1949), ha reso possibili le attuali aperture di Pechino che temeva, e teme ancora fortemente, un eventuale pericoloso precedente con gravi ripercussioni a catena nel variegato tessuto cinese continentale.

Un’altra conferma a questa nostra analisi ci viene proprio da un passo del discorso che il Presidente Ma ha tenuto lo scorso 6 aprile, negli Usa, all’Università di Harvard: «Il rilassamento delle tensioni, la riduzione delle possibilità di un conflitto armato e il cammino di crescita verso maggiori opportunità economiche sono state e saranno colonne portanti del nostro programma di governo».

Nel quadro di queste relazioni distese, il Presidente di Taiwan ha espresso l’auspicio di giungere presto alla firma dell’Economic Framework Cooperation Agreement (EFCA) tra Pechino e Taipei che, come lo stesso Presidente Ma ha riconosciuto, permetterebbe a Taiwan, traendo forza e stimolo dal ruolo centrale attualmente ricoperto dalla Cina continentale nel commercio mondiale, di fare crescere la propria economia e di tornare protagonista nel panorama economico internazionale, superando la contingente crisi di cui l’Isola ha risentito come effetto di quella globale.

Ed ancora, riferendosi agli sforzi compiuti da Taiwan in occasione dei soccorsi per il terremoto di Haiti che è stata comunque una ribalta internazionale impossibile senza il tacito assenso di Pechino, il Presidente Ma Ying-jeou ha definito la propria amministrazione «fortemente impegnata nel dare il proprio valido e singolare contributo al sistema globale, basandosi con fermezza sulle proprie responsabilità e potenzialità».

Un ruolo internazionale che ha preso spunto dalle aperture nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e che in tale ambito torna a riflettersi. Il Dipartimento della Salute Taiwan ha infatti reso noto che da quando l’Isola è diventata membro osservatore dell’OMS nel 2009 ed è stata ammessa all’interno dei meccanismi di attuazione dell’IHR, attraverso le sue linee guida ha potuto mantenere costanti comunicazioni con l’Organizzazione. Taiwan ha ricevuto; grazie al mutato clima tra le due sponde dello Stretto, numerosi inviti a partecipare ad incontri internazionali sulla pandemia dell’H1N1, ottenendone i vaccini e il know-how relativo. Un mutato scenario che conferma la crescente accettazione internazionale delle competenze e delle funzionalità di Taiwan, che da questo punto di vista sono risultate essere funzionali sia dal punto di vista per la partecipazione all’OMS, che da quello più diplomatico della presenza e partecipazione in prospettiva internazionale.

Questi temi vengono più ampiamente sviluppati in un intervento del Vice Presidente dell’International Health Action di Taiwan (Taiwan IHA), pervenuto ad Agenzia Radicale per tramite dell’Ufficio di Rappresentanza di Taiwan a Roma, che ringraziamo.

Fonte: Agenzia Radicale, 12 maggio 2010

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