I 20 anni di Hong Kong: le minacce di Xi Jinping e le botte della polizia

Il presidente cinese mette in guardia dal superare la “linea rossa” e domandare l’indipendenza di Hong Kong. I giovani devono studiare la costituzione cinese. Il governo deve attuare misure per una maggior sicurezza del territorio. Attivisti democratici picchiati da poliziotti e teppisti “patriottici della mafia di Hong Kong”. La marcia del primo luglio varata dopo la partenza di Xi Jinping da Hong Kong. Chiesta la liberazione di Liu Xiaobo. Ministero cinese degli esteri: La Dichiarazione comune fra Cina e Gran Bretagna del 1984 non ha alcun valore.

Hong Kong (AsiaNews) – Alla cerimonia centrale per celebrare i 20 anni del passaggio di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina, il presidente Xi Jinping ha sottolineato con forza l’appartenenza del territorio alla Repubblica popolare cinese, mettendo in guardia tutti coloro che sfidano la sovranità di Pechino sulla città, superando quella che ha definito una “linea rossa”.

Egli ha anche avvertito che i giovani del territorio devono avere “piena comprensione” della costituzione cinese, che a suo parere fonda le basi della politica di “una nazione, due sistemi”, che regola i rapporti fra Cina ed Hong Kong.

Xi ha parlato all’interno del Convention Centre a Wan Chai, subito dopo il giuramento del nuovo capo dell’esecutivo Carrie Lam e del suo governo, davanti a circa 2mila ospiti dell’elite di Hong Kong (foto 1). Ma a pochi passi dall’edificio, decine di giovani hanno manifestato per chiedere piena democrazia per Hong Kong e la liberazione del dissidente Liu Xiaobo e sono stati attaccati dalla polizia e da gruppi pro-Pechino (foto 2 e 3). I giovani affermano di essere stati picchiati e portati via a forza: alcuni hanno lividi sul corpo, altri costole rotte e hanno deciso di denunciare questa violenza abbattutasi su di loro senza alcun preavviso. Il gruppo ha accusato la polizia di non averli protetti nemmeno quando essi sono stati attaccati da quelli che essi hanno definite “teppisti patriottici con legami nelle triadi [la mafia cinese]”.

Nel suo discorso, tranquillo e sorridente, Xi ha ribadito l’importanza del principio “una nazione, due sistemi” e ammettendo che a Hong Kong ci possano essere anche idee diverse su tanti temi, ha detto che il governo centrale è aperto al dialogo con tutte le forze di Hong Kong.

Ma ha escluso ogni mira “indipendentista” e soprattutto – fatto nuovo dal 1997, l’anno del passaggio – ha rivendicato che la costituzione cinese (e quindi “una nazione”) viene prima del principio dei “due sistemi”. Il timore di molti è che questa enfasi sulla costituzione della Cina allarghi ancora di più l’ingerenza di Pechino sulla vita del territorio non solo a livello politico ed economico, ma anche a livello giuridico, mettendo in crisi lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura, a modello della Cina popolare.

Il discorso di Xi ha messo in luce le opportunità per Hong Kong di crescere come “centro finanziario internazionale, come porto e come base di scambi commerciali per promuovere ulteriore crescita”, ma non ha trattato i problemi in cui si dibatte la gente, con meno prospettive di lavoro e i prezzi stratosferici delle case.

Xi ha anche sottolineato che la città deve dotarsi di strumenti perché “Hong Kong ha bisogno di migliorare il suo sistema sostenendo la sovranità nazionale, la sicurezza e lo sviluppo”. Per diversi commentatori queste parole spingono al varo di una legge sulla sicurezza nazionale, tante volte annunciata ad Hong Kong e sempre rifiutata dalla popolazione fin dal 2003.

E proprio in memoria della prima manifestazione per rifiutare la legge sulla sicurezza (il famoso Art. 23), nel 2003, ogni anno il primo luglio si tiene un raduno con centinaia di migliaia di persone. Quella di quest’anno è iniziata alle 3 del pomeriggio, due ore dopo che Xi Jinping ha lasciato il territorio. All’inizio della Marcia, vi è stata la testimonianza di Lam Wing-kee. Lam è uno dei cinque editori-librai che nel 2015 è stato sequestrato dalla polizia cinese, in un ulteriore segno dell’ingerenza di Pechino nella vita di Hong Kong. Lam ha domandato al governo cinese di liberare Liu Xiaobo e sua moglie.

Alla Marcia, il parlamentare democratico Au Nok-hin ha detto che la gente di Hong Kong è sempre più preoccupata per la riduzione delle libertà. Ieri il portavoce del ministero degli esteri cinese, Lu Kang ha dichiarato che la Dichiarazione comune del 1984, “non ha alcun valore realistico” e “alcun potere di obbligo”. La Dichiarazione, firmata al tempo da Gran Bretagna e Cina, tratteggia le piste su cui doveva avvenire il ritorno della colonia alla Cina. Nei giorni scorsi, alcuni ministri britannici hanno detto che la Cina sta tradendo la promessa di mantenere “un alto grado di autonomia” per Hong Kong.


Fonte: Asianews, 1 lug 17

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