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“Condividiamo senza tensioni”: la proposta di Taiwan per le Diaoyu/Senkaku

La strada per risolvere la disputa sull’arcipelago conteso nel Mar cinese orientale – che i cinesi chiamano “Diaoyu” e i giapponesi “Senkaku” – “passa per il dialogo. La sovranità è un concetto che per sua stessa natura è indivisibile: per questo, in questo caso va messo da parte a favore di una condivisione comune delle risorse dell’arcipelago”. È la ricetta presentata dal presidente di Taiwan, il nazionalista Ma Ying-jeou, alle parti in causa. La questione è annosa. Il gruppo di isole appartiene da diversi secoli alla Cina: nel corso della dinastia Ming esse vennero scoperte e abitate da cittadini cinesi, che ne detenevano il possesso. Tuttavia, l’invasione nipponica del continente nel corso della II Guerra mondiale ha cambiato la questione della sovranità legale del gruppo di isole: dopo la sconfitta, gli Stati Uniti hanno consegnato la sovranità a Tokyo, che ha assegnato la sovranità territoriale alla prefettura di Okinawa. Nonostante gli accordi internazionali, prima del Cairo e poi di Postdam, le potenze mondiali hanno lasciato la situazione invariata. Anche perché il gruppo di isole è molto piccolo, quasi del tutto disabitato e senza nessuna importanza particolare. La comunità internazionale, impegnata nella ricostruzione dell’Europa e nella nascita della Guerra fredda, ha preferito dimenticarle. Questo comportamento ha provocato diverse tensioni, che si protraggono da tempo. Anche se non è chiaro il valore dell’arcipelago, si pensa che esso sia ricco di risorse naturali. In effetti le rivendicazioni territoriali della Cina sono emerse solo dopo gli anni ’60, quando esperti americani hanno scoperto importanti giacimenti di gas e petrolio nel fondo marino dell’aerea. Senza ombra di dubbio l’arcipelago è molto importante dal punto di vista militare e strategico. Infine c’è la questione del nazionalismo, che sembra essere tornato in voga con violenza. Dopo alcune provocazioni bilaterali, i cittadini della Cina continentale sono arrivati a bruciare macchine e simboli del Sol Levante. Secondo Taiwan – che ha issato la propria bandiera sui terreni contesi insieme a quella della Cina continentale e di Hong Kong – la situazione può risolversi solo attraverso il dialogo. Il presidente Ma ha chiesto a Pechino e Tokyo di “abbandonare i propositi individuali e cercare insieme un Codice di condotta per lo sfruttamento congiunto del territorio. In questo modo si potranno salvare beni importanti per tutti senza arrivare a eccessi dannosi”. Il direttore generale per i Trattati e gli Affari legali del ministero taiwanese degli Esteri, Perry Pei-hwang Shen, spiega ad AsiaNews: “Crediamo davvero che sia l’unico modo per procedere in maniera sensata. L’alternativa è talmente estrema che non voglio neanche pensarci. I governi di Cina continentale e Giappone ci ascoltino, in modo da rendere una situazione in cui tutti perdono una situazione conveniente per tutti”.

Fonte: Asia News, 13 novembre 2012