Xi vuole controllare l’esercito, ma le sue campagne maoiste non hanno più successo

Il presidente ha puntato tutto sul controllo dei media e del potere militare. Se riuscisse in entrambi i campi, nel breve periodo per lui sarebbe possibile controllare la situazione della Cina. Ma questo è improbabile.

Proprio come negli ultimi tre anni niente è andato in maniera tranquilla, neanche queste azioni passeranno con calma. E questo perché le idee di base di Xi Jinping sono sbagliate. L’analisi del grande dissidente

Washington (AsiaNews) – Dall’espulsione della giornalista francese Ursula Gauthier possiamo comprendere il piano di Xi Jinping per controllare l’opinione pubblica. Da quando ha preso il potere, nulla sembra essere andato liscio per lui dal punto di vista, economico, politico e diplomatico. In un primo momento ha puntato le sue speranze sulla campagna anti-corruzione, usandola per ottenere in maniera fraudolenta il sostegno di una parte della popolazione. Ma presto la gente ha capito che questa campagna era fasulla – nei fatti, un modo per rimuovere coloro che la pensano in maniera diversa da lui attraverso lo strumento selettivo dell’anti-corruzione. Di conseguenza, il sostegno ricevuto in un primo momento ha iniziato a calare.

A questa prima fase è seguito il contrattacco dei funzionari corrotti, che ha provocato anche un sentimento di panico fra tutti i membri della classe dei burocrati. Nella recente quinta Sessione plenaria del 18mo Comitato centrale del Partito comunista, Xi Jinping non ha parlato della sua idea di dittatura ma è apparso arrabbiato e depresso. Sembra quindi che abbia puntato le sue speranze sul controllo dei media e del potere militare. Se riuscisse in entrambi i campi, sarebbe per lui possibile controllare nel breve periodo la situazione.

Dal mio punto di vista, però, questo successo è improbabile. Negli ultimi tre anni niente è andato in maniera tranquilla, allo stesso modo neanche queste azioni passeranno con calma. E questo perché le idee di base di Xi Jinping sono sbagliate, e quindi anche se i dettagli sono preparati in maniera delicata e accurata il risultato sarà comunque sbagliato, fino a un punto irreparabile.

Ad esempio, Xi ritiene che si possa controllare l’opinione pubblica punendo i corrispondenti stranieri. Possiamo ricordare a questo proposito l’era di Mao Zedong, e capire da soli se riuscì a ottenere un’opinione pubblica favorevole punendo gli stranieri. Quello su cui Mao puntava era rendere la stampa occidentale più marxista, o almeno più di sinistra; a questo aggiunse un controllo totale dei media interni e l’accerchiamento completo dei reporter stranieri. Questo approccio rese impossibile per la stampa internazionale vedere con chiarezza nella situazione interna della Cina; invece di produrre articoli o reportage, erano costretti a citare dai giornali del Partito comunista.

Oggi però la situazione è del tutto differente. L’opinione pubblica è passata dalla simpatia al disgusto nei confronti del Partito comunista. Persino la popolazione di sinistra non apprezza più il Partito. Questi hanno tirato una linea per evitare di essere implicati con i sistemi autoritari dei Paesi comunisti. Persino coloro che vivono in queste nazioni hanno da tempo abbandonato le bugie delle autorità. Xi Jinping ha provato – e ha fallito – a far rivivere il Partito comunista attraverso la propaganda degli anni Cinquanta. Questo sforzo sembra quello delle vecchie favole cinesi “Perforare il legno sperando di prendere il pesce” e “Controllare la barca per cercare la spada caduta nel fiume”. Sembra soltanto uno scherzo.

Oggi internet e i social media sono così avanzati che gli aggiornamenti arrivano ogni giorno. Senza dover vivere a Pechino o uscire di casa, ognuno può conoscere i fatti di tutto il mondo. L’opinione pubblica interna e internazionale è oramai simile, e mantiene un trend talmente forte da essere inarrestabile. La polizia cibernetica di Xi Jinping sembra la protagonista di un’altra antica favola cinese, quella della mantide che alza le braccia tentando di fermare la carrozza che le arriva contro. Non importa quanto denaro Xi Jinping possa fornire al braccio della sua mantide per farle mantenere la stabilità sociale: il braccio di una mantide è sempre quello, e non può fermare la carrozza. Neanche le braccia di migliaia di mantidi possono fermare la ruota della Storia, che non può essere cambiata dalla volontà di un singolo.

Un altro esempio è l’attuale “riforma militare” della Cina. Il termine “riforma militare” è divenuto uno dei più popolari sui media. Ma basta un minimo di riflessione per capire che questa “riforma” ha l’unico scopo di controllare il potere dell’esercito attraverso l’utilizzo di trucchetti da illusionista. Le cose cambiano da questo a quello, le guardie vengono spostate da qui a là, e tutte sono soltanto scuse per svuotare le caserme dei dissidenti e coltivare ufficiali fedeli. Ma questo modo di fare, questo “ri-arrangiamento”, porterà soltanto all’instabilità dei vertici militari, e forse alla sollevazione. Come minimo creerà una decrescita del potere militare: ci sono già numerosi esempi nella storia del Paese.

Il settore militare cinese ha bisogno di una riforma? Certamente ed essa è davvero necessaria. Ma come prima cosa, e più importante, ai militari serve una morale stabile. Qual è la condizione primaria per avere una morale stabile nell’esercito? Conoscere chi sono e cosa sono chiamati a fare. Ai tempi in cui il Partito comunista era ancora popolare, la natura nazista dell’esercito era riconosciuta e condivisa da ufficiali e soldati. Ma ora che l’illusione comunista è svanita, in modo particolare attraverso l’affermazione del senso dello Stato e dell’identità nazionale, il desiderio di Xi di riportare i militari indietro alla loro natura nazista sarà accettato dai quadri dell’esercito? Il risultato può essere soltanto una vasta demoralizzazione, e l’affermazione di movimenti ribelli.

In passato, quando i cinesi avevano un’istruzione misera, Yuan Shikai riuscì a ottenere il sostegno dell’esercito promettendo a chiunque si arruolasse abbastanza cibo da sopravvivere: in questo modo riuscì a creare un esercito privato. Durante le ere di Chiang Kai-shek e Mao Zedong, gli eserciti privati erano ancora molto popolari. Il sistema “da SS” che i cinesi impararono dall’Unione Sovietica era però più adatto per trovare i migliori soldati sul campo. In questo modo si rimpiazzarono gli antichi eserciti privati e si riuscì a combattere contro i giapponesi con quello che era sempre più simile a un esercito nazionale. Per almeno otto anni.

Dopo un salto lungo più di un secolo, oggi la qualità delle persone e dei militari moderni è molto migliorata, e nei cuori si è affermata una coscienza nazionale stabile. Il sistema “da SS” è sparito dall’identità del popolo e dell’esercito. Questa è la ragione principale per la quale la morale dell’esercito ha iniziato negli ultimi decenni a crollare. La corruzione degli ufficiali nasce da questo declino identitario, piuttosto che esserne la causa. I funzionari civili amano il denaro, e così fanno anche i militari.

Il patriottismo si può importare? No. Per prima cosa il sistema di questa nazione deve essere accettato dal suo stesso popolo, e quindi deve essere in grado di migliorare il senso di appartenenza attraverso l’istruzione, portando alla creazione di una ideologia sostenibile. Nell’esercito americano non ci sono commissari politici o funzionari di Partito, eppure quei soldati hanno un chiaro e unico obiettivo politico: combattere per la loro nazione e per il loro popolo non è un concetto su cui debbano ragionare o che possa essere messo in dubbio.

Non importa il modo con cui Xi Jinping cerca di cambiare l’esercito attraverso la sua “riforma militare”: di fatto sta cercando di rafforzare il “sistema SS”. Ma ora che il popolo non riconosce più il corrotto sistema autoritario e mono-partitico dei comunisti, lo slogan “Combattete per il Partito” come riuscirà a vincere ancora il cuore della gente? Temo che con questi metodi si otterranno risultati peggiori di quando ci si affida ai mercenari, che combattono per denaro. La riforma militare di Xi, è inevitabile, trasformerà “l’esercito di SS” in un esercito privato. E questa è proprio l’azione caotica che di fatto usurpa il sistema militare e che getta le basi affinché altri possano subentrare nella direzione dell’armata.

Mentre l’economia della Cina continua a calare, i conflitti sociali nel Paese peggioreranno. E mentre la selettiva campagna anti-corruzione diventa sempre più crudele, il conflitto interno ai quadri comunisti si intensificherà. A questo va aggiunto che, con il calo del denaro speso all’estero, la diplomazia cinese sarà sempre meno efficace portando a conflitti internazionali sempre più acuti. Ecco la situazione del Nuovo anno per Xi Jinping.

Le contromisure del presidente possono concentrarsi soltanto sugli affari interni. Per l’estero dovrebbe fare marcia indietro: lasciare perdere le dispute per la sovranità nel mar Cinese meridionale e in quello orientale, riparando al contempo le relazioni con gli Stati Uniti per ottenere la cooperazione americana ed europea per la ripresa economica. O almeno per non entrare in aperto confronto economico con loro.

Questa direzione richiede però di stabilire in maniera graduale un sistema democratico e riportare lo stato di diritto in Cina. Altrimenti egli rimarrà all’opposizione nei confronti delle democrazie occidentali, con l’economia e la politica nazionali in svantaggio rispetto alle loro. L’Occidente non ha più bisogno di combattere contro l’Unione Sovietica, e quindi la tolleranza nei confronti della Cina sta per svanire. Ma se Xi Jinping non vuole prendere questa strada e continuare su quella della dittatura mono-partitica, presto capirà di essere in un vicolo cieco.

Wei Jingsheng,Asia News,18/01/2016

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