Wen Jiabao: Trasformare l’economia, colmare l’abisso fra ricchi e poveri

Fissata la crescita all’8% e l’inflazione al 3%. Freno alle speculazioni edilizie e potenziamento del consumo interno. Per la prima volta in quasi 20 anni l’incremento delle spese sociali (educazione, sanità, pensioni) è maggiore di quello per le spese militari. Dubbi sulla realizzazione del progetto, per la disubbidienza dei governi locali.

In un discorso lungo due ore, all’inizio dell’Assemblea nazionale del popolo, il premier Wen Jiabao ha dato il quadro in cui la Cina si deve muovere quest’anno: ristrutturare l’economia, troppo dipendente dalle esportazioni, e colmare l’abisso fra ricchi e poveri, distribuendo la ricchezza del Paese in modo più equo. Egli non ha nascosto che questo anno sarà “cruciale, ma complicato”.

Wen si aspetta che il Prodotto interno lordo cresca dell’8% che l’inflazione venga tenuta intorno al 3%. La soglia dell’8% è fissata tradizionalmente per garantire occupazione e ordine sociale. Essa sembra abbastanza facile da raggiungere, dato che già nell’ultimo trimestre del 2009 la crescita è stata del 10,7. Ma proprio tale crescita – ottenuta grazie a un pacchetto di aiuti governativi per 4 mila miliardi di yuan, divenuti poi 9 – ha portato a enormi speculazioni edilizie, a un rischio inflazione e all’innalzamento del 9,5% dei prezzi al consumo nelle maggiori 90 città del Paese.
A causa di ciò il governo ha deciso di ridurre del 22% gli aiuti, costretto le banche a ridurre i prestiti e a regolare in modo più stretto l’acquisto di prime, seconde e terze case.

Il problema dell’economia cinese sta nel fatto che essa è troppo indirizzata all’esportazione. Poiché la crisi ha inaridito alcuni mercati esteri, la Cina – ha detto Wen – si trova una produzione in eccesso e un mercato interno debole a causa della povertà di molti settori della società.

Per questo il premier ha lanciato oggi diverse proposte per “ristrutturare l’economia”, aumentando il consumo interno. Verrà accresciuta la spesa per l’educazione (9%); per la salute (8,8); per le pensioni (8,7); per l’edilizia popolare (14,8). Per la prima volta in decenni, la crescita di queste spese sociali supera l’incremento delle spese militari (7,5%).

Wen Jiabao ha presentato queste decisioni con una certa retorica: “Tutto quello che facciamo – egli ha detto – lo facciamo per garantire che il popolo possa vivere una vita più felice, con più dignità e per rendere la nostra società più equa e più armoniosa”. Egli ha promesso anche nuovi sforzi per migliorare il livello di vita delle minoranze, compresi tibetani e uiguri. Ma è chiaro che queste scelte sono condizionate dall’urgenza di salvare l’economia puntando sull’incremento del consumo interno.

Alla crescita del consumo interno pare finalizzata anche la decisione di riformare il sistema della residenza obbligatoria (hukou) per i migranti (v. 02/03/2010 Editoriale comune per chiedere di abolire la residenza forzata (hukou)). Wen non ha precisato le modalità in cui avverrà tale trasformazione, ma è certo escluso che la residenza sia una scelta dell’individuo e sarà limitata alle città più piccole, non coinvolgendo le grandi metropoli come Pechino, Shanghai, Canton, dove invece pare necessario una manodopera a basso costo e senza diritti di residenza.

Secondo l’economista americano Kenneth Rogoff, se la Cina non frena la bolla delle speculazioni edilizie, rischia di annegare la sua economia nei debiti, riducendo la sua crescita al 2%. Per ottenere alle speculazioni sulle proprietà, è necessario che i governi locali obbediscano alle regole centrali. Ma per fare questo i governi devono accettare la riduzione dei loro introiti (in tasse e bustarelle). Ciò che a molti economisti sembra molto difficile.

Fonte: AsiaNews, 5 marzo 2010

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