Un virus informatico colpisce l’industria cinese

Un sofisticato virus informatico, descritto dagli esperti come la “prima super-arma cibernetica” del mondo, ha colpito la Cina, interessando molti settori chiave dell’industria del continente asiatico. Il virus, conosciuto come Stuxnet, attacca il sistema operativo Windows e un software della multinazionale tedesca Siemens, uno dei maggiori fornitori cinesi d’oltremare di computer industriali. A settembre il virus ha già attaccato la centrale nucleare iraniana di Bushehr, la quale ha subito solo lievi danni. Un portavoce della Siemens ha dichiarato che molte compagnie di Hong Kong utilizzano i loro sistemi informatici, ma che ancora nessuno ha riportato di attacchi da parte del virus. Ma Wang Zhantao, un ingegnere della Rising International Software di Pechino, ha replicato: “L’allarme è già stato lanciato, essendo coinvolti settori chiave della nostra industria come l’acciaio, l’energia, e i trasporti”. Tra i clienti della multinazionale ci sono l’aeroporto internazionale di Hong Kong, Disneyland, le ferrovie di Stato, la Clp Power e il Saint Paul Hospital. La Siemens ha rifiutato di commentare l’impatto del virus sui clienti cinesi, rispondendo che la società sta lavorando per risolvere il problema. Stuxnet è stato definito una minaccia “senza precedenti”. Ralph Langner, un esperto di sistemi di sicurezza tedesco, sostiene: “Stuxnet rappresenta una nuova specie di malware, il cui obiettivo non è  lo spionaggio, ma il danneggiamento di tutto ciò che riesce a infettare. Tutto questo – continua Langner – suggerisce il coinvolgimento di qualcuno con grandi capacità nella guerra informatica”.  Ma la caratteristica più nuova del virus è la capacità di fingerprinting, ovvero di prendere le impronte del sistema di controllo industriale colpito per determinare l’esatta appartenenza al bersaglio desiderato. Lo spyware attacca la componente solo una volta riconosciuta. Una delle vittime del nuovo virus sembra essere stata la centrale nucleare di Bushehr, la cui apertura è prevista per gennaio 2011. Ma sono solo voci non confermate e smentite dalle autorità iraniane. Lo scorso mese di luglio, la Microsoft ha tracciato una mappa dei computer infettati da Stuxnet, e l’Iran sembra essere l’epicentro. Questo risultato, sempre secondo Langner, suggerisce la possibilità di un coinvolgimento da parte di “nemici” dell’Iran nella diffusione del virus. Gli Stati Uniti e Israele sono i primi nomi, essendo gli unici Paesi con adeguate capacità informatiche ed economiche. Al momento, Stuxnet ha infettato almeno 45.000 sistemi di controllo industriali in tutto il mondo, senza distruggerli. Né la Siemens né Pechino hanno voluto mettere a disposizione una lista completa delle industrie colpite dal virus.

Fonte: Asia News, 1 ottobre 2010

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