Traffico di organi: i medici contro la Cina

Vincenzo Cassano , Epoch Times | 6/02/2017

Il 7 e 8 febbraio, la Pontificia Accademia delle Scienze del Vaticano ospiterà un vertice internazionale sul tema del traffico illegale di organi umani, con lo scopo di creare una collaborazione fra le nazioni per combattere questo crimine, che normalmente colpisce le fasce povere e indifese della popolazione.

Tuttavia, da alcuni studi, emerge un dato ancora più preoccupante: a partire dagli anni 90 e in particolare dagli anni 2000, il regime cinese ha formato e portato avanti un complesso e vasto sistema che trae profitti dalla rimozione forzata degli organi ai dissidenti religiosi, in particolare ai praticanti della disciplina meditativa del ‘Falun Gong’, ma anche a tibetani, uiguri e cristiani indipendenti. Questi innocenti prigionieri di coscienza, incarcerati nei campi di lavoro e in altre strutture detentive, vengono privati dei loro organi non appena un facoltoso paziente, in Cina o all’estero, fa richiesta di un organo. In questo modo la Cina ha potuto offrire per anni organi di qualità con tempi d’attesa brevissimi, potendo persino fissare con precisione il giorno dell’operazione (cosa normalmente impossibile, perché non si può sapere quando il donatore morirà di morte naturale).

Tra le nazioni presenti al vertice ci sarà proprio la Cina, rappresentata dal medico Huang Jiefu. Huang attualmente non ha alcuna carica ufficiale rilevante in Cina, ma da anni è l’addetto alle pubbliche relazioni del regime per quanto riguarda i trapianti, e da anni sbandiera presunte riforme virtuose del sistema, la qual cosa ha fatto tirare numerosi respiri di sollievo in Occidente. Ma le riforme fatte al sistema sono in realtà insignificanti e per lo più inesistenti, anche considerando che, secondo gli ultimi studi, il prelievo forzato di organi è ancora pienamente in atto, e si starebbe semmai intensificando.

Preoccupata dal fatto che il Vaticano dia la sua benedizione a Huang, l’associazione internazionale Dafoh (Medici contro il prelievo forzato di organi), ha emesso un comunicato che Epoch Times riporta di seguito integralmente.

ROMA, 3 febbraio 2017 – La Pontificia Accademia delle Scienze del Vaticano dovrebbe respingere l’affermazione del governo cinese secondo cui starebbe realmente mettendo fine alla sua lunga politica decennale di prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza, ha affermato giovedì uno dei principali gruppi di medici per i diritti umani.

Doctors Against Forced Organ Harvesting (DAFOH – Medici Contro il Prelievo Forzato di Organi) afferma che il vertice organizzato alla Pontificia Accademia delle Scienze a Roma la prossima settimana, in merito al tema vitale del traffico illecito di organi umani, non dovrebbe andare avanti senza prendere dei provvedimenti per assicurarsi che il governo della Cina abbia messo fine al suo programma di prelievo di organi. L’attuazione delle presunte riforme in Cina rimane vaga e non verificata a causa della mancanza d’ispezioni libere e indipendenti.

Huang Jiefu, a capo del programma statale cinese sul trapianto di organi, parteciperà al vertice, inficiando la possibilità del vertice di “sradicare questa nuova forma di schiavitù”, con le parole di Papa Francesco.

“Senza trasparenza, la verifica delle presunte riforme è impossibile. La responsabilità per i passati abusi sui trapianti non deve essere ignorata. Senza responsabilità, non c’è alcun motivo per credere alle dichiarazioni del governo della Cina che il prelievo forzato di organi sia giunto a termine. Centinaia di migliaia di praticanti del Falun Gong sono stati sottoposti a esami del sangue e uccisi per i loro organi in Cina. Eppure, invece che indagare su queste urgenti preoccupazioni, le presunte riforme della Cina sono prese per oro colato senza un esame indipendente”, ha detto il dott. Torsten Trey, direttore esecutivo di DAFOH.

DAFOH chiede a coloro che partecipano al vertice, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Società dei Trapianti, di chiedere i punti seguenti al dott. Jiefu e al governo cinese:

  • Verificare che qualsiasi prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza, incluso i membri del Falun Gong e qualsiasi altro gruppo prigioniero, sia finito e non riprenderà.
  • Fornire la prova che siano concluse le pratiche di prelievo forzato di organi in Cina, autorizzate da disposizioni del 1984, dimostrando pubblicamente l’abolizione delle disposizioni del 1984 e facendo una nuova legge che proibisca esplicitamente il prelievo di organi da tutti i prigionieri.
  • Fornire il numero dei trapianti annuali per ognuno dei 20 ospedali di trapianti autorizzati a Pechino.

Gli obiettivi della Pontificia Accademia sono lodevoli e dovrebbero essere messi in primo piano da ogni gruppo che cerca di promuovere la dignità umana nel mondo. Ma se la Cina è riammessa nella comunità delle Nazioni senza fornire prove sul fatto che abbia abbandonato la sua crudele e illegale pratica di prelievo forzato di organi, in particolare da praticanti del Falun Gong, cristiani e altri prigionieri di coscienza, i nobili valori del vertice verranno gravemente compromessi.

Contatti:

Dr. Katerina Angelakopoulou

Email: katerina.angelakopoulou@dafoh.org

Tel: + 39-348-66-21736

Fonte,Epoch Times, http://epochtimes.it/n2/news/assoluzione-del-vaticano-la-cina-non-e-un-peccatore-pentito-4306.html#

 

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