Tokyo, Pechino, Seoul: un vertice a tre dal valore storico

di Pino Cazzaniga

Tokyo, Giappone – I primi ministri del Giappone, della Cina e della Corea del sud si sono incontrati il 13 dicembre nella città di Fukuoka (Giappone-sud) per scambiarsi opinioni sulla crisi finanziaria del mondo e sulla sicurezza e sviluppo economico nell’Asia nord-orientale. Competenti e analisti non esitano a definire l’avvenimento come “storico”.

Nella storia delle relazioni tra Cina, Giappone e Corea del sud, il vertice è il primo in assoluto. È vero che dal 1999 i leader delle tre nazioni si incontrano annualmente, ma solo in occasione dei meeting dei vertici delle 10 nazioni membri dell’Asean (sud-est asiatico), ai quali sono invitati come osservatori. (Asean+tre). Baruffe bilaterali per irrisolti problemi territoriali o storici, hanno finora ostacolato un vertice vero e proprio tra le tre nazioni più influenti dell’Asia orientale.

Scrive Maseo Okonagi, docente all’Università Keio di Tokyo: “Il fatto che le tre nazioni vicine dell’Asia non si sono incontrate mai in questa forma prima di oggi è strano. Benché la crisi economica può avere avuto un ruolo, questo incontro, se tutto procede bene, può diventare il primo passo per guardare al di là della crisi attuale verso il futuro”.

I pessimisti tendono a svalutare il meeting perché, dicono, nel comunicato congiunto mancano indicazioni proposte concrete. Ma la stessa decisione dei tre governi di realizzare un incontro al vertice per trattare problemi globali o regionali, mettendo da parte interessi prevalentemente nazionalisti, è il fatto concreto più importante.

Nella conferenza stampa dopo il vertice il primo ministro giapponese ha detto: “È significativo che le tre nazioni lavorano mano nella mano per progredire”, e il premier cinese ha aggiunto: “Oggi i colloqui durante il summit hanno ottenuto un grande risultato, e io ringrazio il Giappone per gli sforzi fatti per preparare l’evento”. Da una dichiarazione di un ufficiale del ministero degli esteri giapponese si sa che Hu Jintao desiderava molto realizzare un meeting trilaterale.

“Viene la voglia di ringraziare il disastro finanziario globale, scrive il quotidiano coreano The Korea Times, per aver avvicinato finalmente le tre nazioni confinanti ‘vicine-e-distanti'”, vicine per geografia e interessi economici, lontani per conflitti nazionalisti.

Okonagi osserva che “l’incontro del 13 dicembre per l’Asia orientale e’ stata un’occasione per agire indipendentemente dagli Stati Uniti e mostrare al mondo che cosa essa può fare per cooperare a risolvere problemi globali”. Detto in parole meno sfumate ciò significa che Giappone, Cina e Corea del sud hanno preso coscienza di dover partecipare uniti al governo del mondo. E sanno di poterlo fare.

Il Prodotto interno lordo (Pil) del Giappone, della Cina e della Corea del sud, presi assieme, è il 75% di tutta l’Asia orientale, e il 17% di quello del mondo. Esso rivaleggia con quello della Germania, della Gran Bretagna e della Francia messe assieme. Inoltre la riserva di moneta estera delle tre nazioni asiatiche è tre volte superiore a quella delle tre grandi economie europee.

Naturalmente Tokyo, Pechino e Seoul hanno voluto il vertice pensando anche agli interessi delle rispettive nazioni. La Cina, in particolare. L’enorme quantità di riserva di moneta pregiata che possiede le viene dall’esportazione dei prodotti venduti sui mercati delle nazioni ricche. La crisi finanziaria mondiale blocca le vendite. Da qui l’impegno concordato con le altre due nazioni asiatiche per risolvere la crisi.

Ma questo è stato solo un aspetto del summit tripartito: argomenti come lo sviluppo dell’Africa, la soluzione del problema nucleare della Corea del nord e la sicurezza dell’Asia hanno portata mondiale. I tre leader, a nome delle rispettive nazioni, hanno rivelato la volontà di lavorare assieme per contribuire a risolvere questi e altri problemi globali. La crisi finanziaria mondiale non ha creato, ma solo rivelato questa volontà.

Negli ultimi nove anni vi e’ stato un periodo di incubazione di tale intesa, nonostante le penose frizioni bilaterali. Secondo l’editorialista del rinomato quotidiano giapponese Asai il profeta che ha indicato la strada ai leader delle tre nazioni asiatiche è l’ex presidente della Corea del Sud, il cattolico Kim Dae-jung. Nel 1999 durante un meeting dei leader delle tre nazioni ha detto: “Non si deve tendere a un regionalismo esclusivo ma nel contesto della globalizzazione che avanza, ciò che è necessario è un regionalismo di collaborazione”.

Il meeting di Fukuoka rivela il suo autentico significato se lo si colloca sulla linea di questo ideale. L’attuale presidente sudcoreano Lee Myung-bak, anche se di estrazione politica opposta a quella del vecchio Kim, ha accolto la sua esortazione. È stato, infatti, Lee che nell’ottobre scorso ha proposto per primo la convocazione di un vertice a tre. Allora l’invito non è stato accolto con molto favore, probabilmente per l’influsso di sotterranee correnti nazionaliste nel governo del Giappone. La crisi internazionale ha neutralizzato i blocchi emotivi.

Nel comunicato congiunto si legge che i leader delle tre nazioni hanno deciso di tenere l’incontro al vertice ogni anno. Esso verrà ospitato a turno da una delle tre nazioni.

(Fonte: AsiaNews)

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